Zolfo a Cosa Serve, Proprietà e dove lo troviamo

Lo zolfo è un minerale essenziale per il corpo umano. Rientra infatti nella composizione di proteine, enzimi, coenzimi, vitamine e altro ancora. Dopo calcio, fosforo e potassio, lo zolfo è tra i minerali più abbondanti nell’organismo, rappresentando circa lo 0,3% della massa corporea totale 1.

Il corpo usa lo zolfo per varie funzioni importanti, tra cui la costruzione e la riparazione del DNA, la sintesi delle proteine e la protezione cellulare dallo stress ossidativo.

Inoltre, lo zolfo ha un ruolo strutturale nei tessuti connettivi e, come parte di alcune vitamine, aiuta il corpo a metabolizzare il cibo 2. Pertanto, includere alimenti ricchi di zolfo nella dieta è vitale per la salute 2.

Fortunatamente, lo zolfo abbonda in vari alimenti, soprattutto in quelli ricchi di proteine. Infatti due dei 20 amminoacidi ordinari (metionina e cisteina) contengono zolfo nella loro struttura.
Gli amminoacidi contenenti zolfo si trovano in abbondanza nelle fonti animali e sono relativamente bassi nelle piante.

Tuttavia, alcuni vegetali, come le verdure crocifere e quelle del genere Allium (come aglio e cipolla), sono ricchi di metaboliti secondari contenenti zolfo, come i glucosinolati e i solfossidi di cisteina.

Questi composti solforati sono oggetto di grande attenzione da parte della comunità scientifica, in particolare per l’utilità nella prevenzione delle malattie croniche 3.

A Cosa Serve

Lo zolfo viene utilizzato in numerosi processi biochimici che avvengono nel nostro organismo. Ad esempio, è presente nelle vitamine biotina e tiamina, che partecipano alla produzione di energia e facilitano diversi processi metabolici e fisiologici in tutto il corpo.

Lo zolfo è anche necessario per la produzione di proteine chiave, che svolgono un ruolo strutturale e regolano varie reazioni metaboliche. Nello specifico, è necessario per la sintesi degli aminoacidi cisteina e metionina. È inoltre una parte importante di molti enzimi e molecole antiossidanti come il glutatione, l’acido lipoico e la tioredossina.

Anche l’amminoacido taurina contiene zolfo ed è coinvolto in maniera importante nella normale funzione muscolare, nella difesa antiossidante e nella sintesi di sali biliari.

Sul piano strutturale, lo zolfo aiuta a mantenere l’integrità dei tessuti connettivi, come pelle, tendini e legamenti 4. I legami chimici tra le molecole di zolfo (ponti disolfuro) sono infatti in gran parte responsabili della resistenza meccanica e dell’insolubilità della cheratina, una proteina presente nell’epidermide e nei capelli.

5, 4.

Nel fegato, lo zolfo svolge due ruoli fondamentali:

  • in quanto componente significativo del glutatione, l’antiossidante più diffuso nel corpo, aiuta a contrastare lo stress ossidativo 2;
  • partecipando alle reazioni di disintossicazione di fase 2, risulta essenziale per il metabolismo e l’escrezione di sostanze nocive 6, 7.

Alimenti Ricchi di Zolfo

Fonti di Zolfo nella Dieta

Il corpo umano ricava lo zolfo dalla dieta, in particolare dagli alimenti proteici. Sebbene il principale contributo alimentare derivi dalle proteine, solo 2 dei 20 amminoacidi proteinogenici contengono zolfo.

4.

Oltre alle proteine, una piccola percentuale di zolfo viene assunta sotto forma di solfati inorganici e altre forme di zolfo organico presenti in alimenti come aglio, cipolla, broccoli ecc.

Anche l’acqua potabile di determinate origini contiene quantità significative di zolfo. Persino alcuni farmaci e integratori, inclusi alcuni antibiotici, analgesici e rimedi per dolori articolari, contengono livelli variabili di questo minerale 8, 9.

Infine, i solfiti vengono comunemente aggiunti come conservanti a cibi confezionati come marmellate, sottaceti e frutta secca per prolungarne la durata. Inoltre, possono svilupparsi naturalmente in cibi e bevande fermentati, tra cui birra, vino e sidro 9.

Zolfo in Farmaci e Integratori

Ad esempio, i sulfamidici antibatterici sono una classe di farmaci ben nota contenente zolfo. Anche la maggior parte degli antibiotici β-lattamici, tra cui penicillina, cefalosporina e monobattamici, contengono zolfo.

N-acetilcistina e la Glucosamina solfato:

Alimenti ricchi di zolfo

Gli alimenti più ricchi di zolfo includono 2, 9, 10:

  • Carne e pollame: in particolare manzo, prosciutto, pollo, anatra, tacchino e frattaglie come cuore e fegato.
  • Pesce e prodotti della pesca: la maggior parte dei tipi di pesce, oltre a gamberi, capesante, cozze e altri molluschi o crostacei.
  • Uova e latticini: uova intere, cheddar, parmigiano e gorgonzola e latte vaccino.
  • Legumi: soprattutto soia, fagioli, fave e piselli.
  • Frutta a guscio e semi: in particolare mandorle, noci del Brasile, arachidi, noci e semi di zucca e sesamo.
  • Alcune verdure: in particolare asparagi, broccoli, cavoletti di Bruxelles, cavolo rosso, porri, cipolla, ravanelli, cime di rapa e crescione.
    Aglio e cipolle, a causa delle loro alte dosi di allicina e di allil solfuro, sono tra gli alimenti più ricchi di zolfo 11.
  • Alcuni cereali: in particolare orzo perlato, avena, frumento e farina ricavata da questi cereali
  • Condimenti e spezie: in particolare rafano, senape, polvere di curry e zenzero macinato.

Importanza delle Verdure come Fonte di Zolfo

Uno studio ha analizzato i diari dietetici giornalieri di 32 individui, scoprendo che all’apporto quotidiano totale di zolfo (da 390 a 1414 mg/die, in media 898 mg/die) hanno contribuito mediamente per il 10:

  • 2,5% la frutta.

L’aspetto interessante derivante da questa ricerca è che i composti solforati presenti nelle verdure contribuiscono in maniera rilevante all’assunzione totale di zolfo. In alcune diete, questi alimenti hanno contribuito fino al 42% dell’assunzione totale di zolfo 10.

Carenza di Zolfo

Quanto zolfo assumere ogni giorno?

A causa della sua ampia distribuzione negli alimenti, storicamente l’apporto di zolfo con la dieta è stato dato quasi per scontato, scongiurando qualsiasi possibilità di carenza. In effetti, l’apporto di zolfo è ritenuto adeguato nella maggior parte degli individui che seguono una dieta equilibrata.

Per questo motivo, non è mai stata stabilita un’assunzione giornaliera raccomandata di zolfo.

Tuttavia, coloro che optano per diete speciali o restrittive possono comunque sperimentare carenze occasionali e di basso livello. In questi casi, l’uso attento di integratori di zolfo può essere di beneficio 2. I gruppi di popolazione più a rischio possono includere gli anziani istituzionalizzati e chi segue una dieta vegana non bilanciata e povera di vegetali ricchi di zolfo, come aglio, cipolla e cavoli.

Poiché lo zolfo opera come cofattore di numerosi enzimi criticamente coinvolti nella regolazione dei processi ossidativi, una combinazione di malnutrizione e privazione nutrizionale di zolfo massimizza il rischio di disturbi cardiovascolari e ictus, costituendo una nuova entità clinica che minaccia i gruppi di popolazione con una dieta povera principalmente a base vegetale 2.

Persone a rischio carenza

Teoricamente, chi tende ad assumere meno proteine potrebbe rischiare un inadeguato apporto di zolfo. Per questo motivo, i vegetariani possono essere maggiormente a rischio rispetto alle persone che mangiano carne.

In uno studio, i vegetariani, gli anziani e le persone attente alla salute o a dieta avevano apporti inferiori di amminoacidi solforati nella loro dieta (vedi prospetto).

Tipo di Dieta Apporto di Amminoacidi solforati (grammi/giorno) 4




Secondo questo studio, una percentuale significativa della popolazione (che comprende in modo sproporzionato gli anziani), potrebbe non riceve sufficiente zolfo dalla dieta.

Inoltre, in alcune parti del mondo, il suolo potrebbe contenere basse quantità di zolfo, e questo potrebbe favorire un apporto inadeguato nei vegetariani. Questo non è un problema negli Stati Uniti.

Proprietà e Benefici

Benefici dei Composti Solforati Vegetali

Le verdure liliacee (es. aglio, cipolla, porri ecc.) e le crocifere (broccoli, cavolfiori, verza, rucola ecc.) offrono una varietà di benefici per la salute. Ad esempio, possono aiutare a proteggere da malattie come il diabete di tipo 2, patologie cardiache e cancro, nonché dalla perdita di funzionalità cerebrale legata all’età.

Molti di questi benefici sono attribuiti al contenuto di sostanze ricche di zolfo, come l’allina nelle liliacee e i glucosinolati nelle crucifere.

Cosa dicono gli studi

Il consumo di crocifere e liliacee è stato associato a benefici per la salute, incluso un ridotto rischio di sviluppare 13, 14, 15, 16, 17:

  • malattie neurodegenerative.

20.




Acido Alfa Lipoico
Vitamina o acido grasso? Uso e dosaggi

Acido Alfa Lipoico (ALA)

Che cosa è?

Era classificato fra le vitamine finché non si scoprì che veniva prodotto anche dal corpo attraverso altri alimenti (carne e pochi vegetali) e quindi ritenuto non essenziale da integrare, ma ha la peculiarità di stare bene sia in ambiente grasso (liposolubile) che acquoso (idrosolubile), tuttavia si predilige classificarlo come acido grasso, quindi è perfetto per la protezione del tessuto cerebrale.

Poiché l’acido lipoico è in grado di superare la barriera emato-encefalica, è uno dei pochi antiossidanti che possono impedire dall’interno danni cerebrali causati dai radicali liberi. Si ritiene inoltre che contribuisca a rafforzare i legami di connessione tra le cellule nervose e abbia un impatto positivo sulla sensibilità e sul tempo di risposta.

Concetti Chiave su Sintesi e Apporto Alimentare

  • Il corpo umano è naturalmente in grado di sintetizzare acido alfa-lipoico, che si trova anche in una varietà di alimenti ed è disponibile come integratore alimentare.
  • I prodotti di origine animale come carne rossa e frattaglie (rene, fegato, cuore) sono ottime fonti di acido alfa-lipoico, ma lo contengono anche alimenti vegetali come broccoli, pomodori, spinaci e cavoletti di Bruxelles.
  • Detto questo, gli integratori possono contenere fino a 1.000 volte più acido alfa-lipoico rispetto alle fonti alimentari 1.
  • L’acido lipoico supplementare risulta anche maggiormente biodisponibile rispetto a quello contenuto negli alimenti.
  • Tuttavia, diverse condizioni mediche sembrano essere accompagnate da bassi livelli di acido lipoico, in particolare diabete, cirrosi epatica e malattie cardiache 2.
  • Inoltre, l’acido lipoico prodotto nel corpo diminuisce con l’età, aumentando la suscettibilità dell’organismo ai danni indotti dai radicali liberi.

Funzioni Importanti dell’Acido Lipoico

  • Agisce come un potente antiossidante sia all’interno che all’esterno delle cellule 3, 2.
  • Elimina diverse specie reattive dell’ossigeno (ROS) 3.
  • Aiuta a rigenerare le vitamine antiossidanti liposolubili e idrosolubili (come le vitamine C ed E) 3, 2.
  • Promuove l’attività di altri antiossidanti, come il glutatione e il coenzima Q10, che sono due composti essenziali anti-invecchiamento che promuovono la salute 4.
  • Migliora il metabolismo degli zuccheri e dei grassi 2.
  • È un cofattore essenziale per gli enzimi respiratori mitocondriali 5. L’acido lipoico esercita un impatto “ringiovanente” sui mitocondri, proteggendoli dai livelli elevati di ROS che producono durante il processo di invecchiamento 6.
  • Ha anche un’azione antinfiammatoria, indipendentemente dalla sua attività antiossidante 2.

Benefici

La liposolubilità dell’acido lipoico rende efficace l’integrazione con questa molecola, grazie all’ottima biodisponibilità e alla possibilità di raggiungere e permeare agevolmente le membrane cellulari.

Al fine di ottimizzarne l’assorbimento intestinale, risulterebbe comunque importante evitare la contestuale assunzione con gli alimenti. Gli integratori di acido lipoico vanno quindi assunti a stomaco vuoto.

Ormai da tempo, l’integrazione con acido alfa lipoico è proposta per:

  • espletare una funzione neuroprotettiva, evidentemente sulla base del ruolo antiossidante, riducendo così il deterioramento della funzionalità nervosa in alcune patologie ad andamento cronico e degenerativo.

In alcune parti d’Europa, l’acido lipoico è stato approvato come farmaco per il trattamento della neuropatia diabetica. È stato dimostrato che migliora la sensibilità all’insulina e la microcircolazione degli arti, mentre riduce i sintomi neuropatici 3, 7.

ALA Antiossidante e deputato alla produzione di energia

L’acido lipoico è un composto chimico complesso, caratterizzato anche dalla presenza di atomi di zolfo. Tale complessità è strettamente legata alla sua funzione principale, che è quella antiossidante.

L’acido lipoico presenta una duplice funzione, orientata:

  • alla protezione dallo stress ossidativo da un lato;
  • all’ottimizzazione del normale flusso energetico cellulare dall’altro.

L’acido lipoico è infatti in grado di contribuire alle difese cellulari permettendo la rigenerazione di antiossidanti endogeni come la Vitamina E, la Vitamina C e il Glutatione.

In questo modo protegge le strutture cellulari, come membrane plasmatiche, proteine strutturali, enzimi e DNA, dal potenziale danno indotto dalle specie reattive dell’ossigeno.

Occorre poi ricordare la funzione metabolica dell’acido lipoico, che all’interno dei mitocondri interviene nel normale svolgimento di numerose reazioni cataboliche, come la decarbossilazione del piruvato, di derivati aminoacidici o l’avanzamento del ciclo di Krebs.

Dosi e Modo d’Uso

La supplementazione per via orale con acido lipoico si è generalmente rivelata sicura e priva di effetti collaterali a dosaggi normalmente consigliati, ossia compresi tra i 50 e i 600 mg giornalieri.

Una dose orale di 600 mg una volta al giorno sembra fornire il rapporto rischio-beneficio ottimale 48.

Per dosi superiori ai 1200 mg giornalieri si sono documentate reazioni avverse, quali parestesie (formicolii), diarree, crampi addominali, nausea, vomito e incremento delle transaminasi.

Per quanto riguarda il suo uso per periodi prolungati in modo continuativo, esistono studi di due anni di durata in cui non è stato riscontrato alcun effetto negativo significativo.

Tuttavia, nonostante gli indici di sicurezza finora esposti, si consiglia, in presenza di determinati stati patologici o in associazione a terapie farmacologiche, di consultare il medico prima dell’uso.

Alimentazione

L’acido alfa lipoico è prodotto in piccole quantità dal nostro organismo, a livello mitocondriale, partendo da:

  • L-cisteina.

Gli alimenti che possono apportare questo nutriente sono soprattutto le carni rossi e le frattaglie (come fegato e cuore).
In minore percentuale, l’acido alfa lipoico può essere introdotto con il consumo dicavoli, spinaci, broccoli, carote, patate, barbabietole e lievito di birra.
Ne consegue che una dieta sana, che includa carne e verdure, è un’ottima fonte di questo nutriente.

Integratori Alimentari

Nel corpo umano, la sintesi di acido alfa lipoico diminuisce progressivamente con l’invecchiamento. Al fine di ottenere le giuste quantità necessarie per prevenire e gestire condizioni specifiche, è possibile integrare la dieta con prodotti specifici.

Un integratore alimentare che contenga acido lipoico nella sua formulazione rappresenta un’ottima strategia per tenere sotto controllo i radicali liberi.
Un simile supporto è indicato soprattutto nei periodi di maggiore affaticamento psicofisico.

L’acido alfa lipoico è conosciuto anche per suoi potenziali effetti sul dimagrimento. L’utilizzo di questa sostanza sembra correlare ad un aumento della sensibilità dei tessuti all’insulina, da cui consegue un abbassamento dei livelli ematici di glucosio.

Traducendo, l’acido alfa lipoico sarebbe in grado dipromuovere l’uso dei carboidrati come fonte di energia.


Agisce favorevolmente sul funzionamento di alcuni enzimi coinvolti nei processi metabolici per la produzione di energia.

30 capsule da 450 mg


agire in fase acquosa e lipidica

  • rigenerare altri antiossidanti (in particolare vitamina A, C, E, coenzima Q10)
  • aumentare la produzione e la biodisponibilità del glutatione
  • supportare l’eliminazione dei radicali liberi
  • Studi clinici suggeriscono che l’acido alfa lipoico (ALA) può essere un valido supporto nel controllare i livelli di zucchero nel sangue, nel ridurre lo stato infiammatorio generale dell’organismo, e nel diminuire lo stress ossidativo naturalmente legato all’età, migliorando la memoria e la salute del cervello.

    Assumere 1 capsula al giorno (fuori pasto)


  • Indicato anche per vegetariani e vegani
  • Antiossidante e distruttore di radicali liberi
  • Aiuta le funzioni pancreatiche e i normali livelli di zuccheri nel sangue
  • Supporta i nervi periferici e le funzioni endocrine
  • 2 cps al giorno (lontano dai pasti)


    1. Riferimenti bibliografici
      Golbidi S, Badran M, Laher I., “Diabetes and alpha lipoic Acid”, Front Pharmacol, 2011 Nov 17
      (vedi fonte)
    2. S. Saboori, E. Falahi, E. Eslampour, M. Zeinali Khosroshahi, E. Yousefi Rad, “Effects of alpha-lipoic acid supplementation on C-reactive protein level: A systematic review and meta-analysis of randomized controlled clinical trials”, Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases, ìAugust 2018ì(vedi fonte)
    3. Fava A, Pirritano D, Plastino M, “The Effect of Lipoic Acid Therapy on Cognitive Functioning in Patients with Alzheimer’s Disease”, Journal of neurodegenerative disease, 2013 Mar 30(vedi fonte)
    4. Gianturco V, Bellomo A, D’Ottavio E, Formosa V, Iori A, Mancinella M, Troisi G, Marigliano V., “Impact of therapy with alpha-lipoic acid (ALA) on the oxidative stress in the controlled NIDDM: a possible preventive way against the organ dysfunction?”, Arch Gerontol Geriatr. 2009(vedi fonte)
    5. Shay KP, Moreau RF, Smith EJ, Smith AR, Hagen TM.Alpha-lipoic acid as a dietary supplement: Molecular mechanisms and therapeutic potential. Biochimica et biophysica acta. 2009;1790(10):1149-1160. doi:10.1016/j.bbagen.2009.07.026.(vedi fonte)
    6. Gomes MB, Negrato CA.Alpha-lipoic acid as a pleiotropic compound with potential therapeutic use in diabetes and other chronic diseases. Diabetology & Metabolic Syndrome. 2014;6:80. doi:10.1186/1758-5996-6-80.(vedi fonte)
    7. Szeląg M, Mikulski D, Molski M.Quantum-chemical investigation of the structure and the antioxidant properties of -lipoic acid and its metabolites. Journal of Molecular Modeling. 2012;18(7):2907-2916. doi:10.1007/s00894-011-1306-y.(vedi fonte)

     




    Glucosamina come antinfiammatorio delle articolazioni

    Che Cos’è la Glucosamina

    La glucosamina è una sostanza naturale presente nel corpo umano, ad esempio nelle articolazioni.

    Chimicamente, si tratta di un aminozucchero sintetizzato dal glucosio 1.

    La glucosamina aiuta a costruire i tessuti connettivi, tra cui cartilagine, legamenti e altre strutture. Inoltre, lubrifica e rinforza le articolazioni, consentendo movimenti fluidi 2, 3.

    Per questo motivo, la glucosammina viene usata come integratore per contrastare vari disturbi articolari, in particolare l’artrosi 4.

    Tuttavia, le prove disponibili sull’efficacia della glucosammina come terapia nella gestione dell’artrosi sono, complessivamente, inconcludenti.

    Sebbene vari studi abbiano tentato di valutare l’efficacia della glucosammina, la maggior parte di questi era di scarsa qualità e/o ad alto rischio di bias, ad esempio per sponsorizzazioni da parte delle aziende produttrici 5, 6.

    Anche gli studi di revisione hanno prodotto risultati discordanti, sebbene le meta-analisi più recenti abbiano confermato un’efficacia superiore al placebo nel ridurre i sintomi dell’artrosi 42.

    Dati recenti hanno inoltre dimostrato una chiara diminuzione della mortalità cardiovascolare nei pazienti trattati a lungo termine con glucosamina 7.

    potrebbero essere notevolmente ampliate 8.

    A Cosa Serve

    La glucosamina è un amminozucchero che funge da elemento costitutivo fondamentale delle glicoproteine e dei glicosaminoglicani.

    I glicosaminoglicani, il cui esempio più noto è l’acido ialuronico, sono componenti della sostanza amorfa che circonda le cellule (matrice extracellulare) e sono coinvolti in una miriade di funzioni biologiche.

    Innanzitutto, sono noti per la loro capacità di attrarre molecole d’acqua formando un gel acquoso.

    Ad esempio, la struttura polare dell’acido ialuronico lo rende in grado di legare 10.000 volte il proprio peso in acqua.

    Per questa sua capacità, l’acido ialuronico svolge un ruolo chiave nella lubrificazione delle articolazioni sinoviali e nei processi di guarigione delle ferite.

    Grazie a tali caratteristiche, i glicosaminoglicani contribuiscono in modo determinante alle proprietà della cartilagine, come elasticità, forza e flessibilità 9, 10.

    Come Funziona

    glucosamina solfato stimoli la sintesi di glicosaminoglicani, come l’acido ialuronico, e collagene nei condrociti (le cellule della cartilagine) 11, 12, 13.

    In secondo luogo, si ritiene che la glucosamina prevenga la degradazione dei glicosaminoglicani e del collagene sottoregolando la produzione di citochine infiammatorie ed enzimi catabolici come le metalloproteinasi (MPs) 14, 9.

    La glucosamina agisce quindi come antinfiammatorio e antiossidante nelle articolazioni, ma anche nell’intestino e nei vasi sanguigni. Questo effetto può aiutare a proteggere il corpo da diverse malattie croniche 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21.

    Poiché la glucosamina aumenta la sintesi acido ialuronico, viene utilizzata anche nei cosmetici e nei migliori integratori antirughe 22.

    Negli Alimenti

    I crostacei (aragoste, gamberi, granchi) sono ricchi di chitina, un materiale altamente resistente costituito da lunghe catene di glucosamina.

    Sebbene la chitina risulti indigeribile per l’uomo, viene usata come materia prima per ricavarne la glucosamina usata negli integratori 1.

    Negli animali, alte concentrazioni di glucosammina (ma anche di collagene e acido ialuronico) si trovano nei tessuti connettivi, come pelle, ossa, tendini e cartilagini 1.

    Di conseguenza, gli alimenti ricchi di glucosamina includono:

    • carni di animali giovani (ad esempio costine di vitello), essendo il collagene degli animali giovani più digeribile rispetto a quello degli animali anziani.

    Proprietà e Benefici

    Artrosi

    Cos’è l’Artrosi

    L’artrosi è una comune malattia degenerativa delle articolazioni che colpisce 240 milioni di persone in tutto il mondo.

    Si tratta di una condizione progressiva che colpisce più frequentemente le grandi articolazioni del corpo che sostengono il peso, come le ginocchia e le anche 23.

    Cosa dicono gli studi

    In tre studi su un totale di 1.800 pazienti con artrosi del ginocchio, la glucosamina (da sola o con condroitina) ha ridotto il dolore, la rigidità e il gonfiore articolare. In due studi, questa combinazione è risultata efficace quanto i farmaci FANS, celecoxib e ibuprofene 24, 25, 26.

    Secondo un’ampia revisione di 31 studi clinici, la glucosamina migliora i sintomi dell’osteoartrosi – come dolore, rigidità e funzionalità articolare – meglio del placebo 27.

    Nel frattempo, altri studi non hanno trovato prove che la glucosamina migliori significativamente il dolore o la funzione articolare nelle persone con artrosi della mano, dell’anca o del ginocchio 28, 29, 30, 31.

    Per questo motivo, altre revisioni e meta-analisi complete (oltre 50 studi clinici con oltre 3.000 pazienti) hanno rivelato risultati contrastanti. Ad esempio, la glucosamina ha ridotto il dolore al ginocchio meglio del placebo ma non è riuscita a migliorare la rigidità e la funzione articolare 32, 33, 34.

    Altre revisioni scientifiche hanno trovato risultati positivi solo per formulazioni specifiche di glucosamina o con sue combinazioni con altri integratori, in particolare condroitina solfato, ma anche acido ialuronico, boswellia e altri integratori per l’artrosi 34, 36, 37.

    Anche la glucosamina topica può aiutare, sebbene le prove siano scarse. Ad esempio, una crema con glucosamina è riuscita ad alleviare il dolore al ginocchio in 63 pazienti con osteoartrosi. Altri ingredienti come condroitina e canfora potrebbero aver contribuito agli effetti 35.

    Perché ci sono risultati contrastanti?

    Le varietà di glucosamina di grado farmaceutico potrebbero essere più efficaci rispetto alle opzioni da banco contenute negli integratori 38, 39.

    Un’altra spiegazione all’ampia variazione degli effetti sintomatici della glucosamina è l’estrema variabilità interindividuale della sua biodisponibilità 40. In pratica, alcune persone sembrerebbero assorbire la glucosamina ingerita meglio di altre.

    Infatti, dopo somministrazione orale, la biodisponibilità media è bassa, dell’ordine del 25%, ma con notevoli variazioni tra i soggetti secondo un rapporto di 1:100 7.

    Dopo quanto tempo compaiono i benefici?

    L’effetto analgesico della glucosamina nei confronti del dolore artrosico si manifesta dopo diverse settimane di trattamento (in genere 3-4 settimane) e persiste per diverse settimane dopo la sua interruzione 41.

    Usarla o non Usarla?

    In generale, le meta-analisi più recenti confermano l’efficacia sintomatica della glucosamina solfato di grado farmaceutico 42.

    La glucosamina è raccomandata per il trattamento dell’artrosi del ginocchio dalla maggior parte delle società accademiche europee 43, 44, 45, 46, ma non da quelle statunitensi 47, 48.

    Tuttavia, salvo poche eccezioni 46, la glucosammina è considerata un trattamento aggiuntivo, di modesta efficacia sintomatica, utilizzato principalmente per la sua eccellente sicurezza e a causa del suo effetto di risparmio sui farmaci analgesici, in particolare i FANS, potenzialmente molto più pericolosi.

    Sport e Infortuni

    La glucosamina è spesso l’integratore di riferimento per gli atleti inclini a lesioni articolari.

    In uno studio, ha migliorato la funzionalità del ginocchio in 106 atleti con un infortunio acuto al ginocchio (1.500 mg al giorno per 4 settimane) 49.

    Negli studi su atleti professionisti, gli integratori di glucosamina (1.500-3.000 mg, fino a 4 mesi) hanno bloccato la degradazione del collagene aiutando il recupero della cartilagine 50, 9, 51.

    Dosi più basse di glucosamina (500-1.000 mg) hanno mostrato gli stessi effetti in 75 individui sani 15.

    Tuttavia, l’integrazione di glucosamina non è riuscita a migliorare il recupero post-operatorio in 30 atleti con rottura dei legamenti del ginocchio. La dose giornaliera in questo studio (1.000 mg) era inferiore a quella normalmente usata 52.

    Dati più recenti suggeriscono che la glucosamina potrebbe essere efficace nella prevenzione primaria dell’artrosi negli sportivi 42.

    Artrite reumatoide

    L’artrite reumatoide (AR) è una malattia autoimmune in cui anticorpi anomali portano all’infiammazione delle articolazioni. Provoca dolore e rigidità articolare, ma può anche diffondersi a tutto il corpo 53.

    In 51 pazienti, il trattamento di 3 mesi con glucosamina ha notevolmente migliorato i sintomi dell’artrite reumatoide 54.

    D’altra parte, in un altro studio, una combinazione di glucosamina, condroitina e quercetina non ha avuto effetto su 22 pazienti con artrite reumatoide 55.

    Nei topi e neri ratti con artrite reumatoide, sia la glucosamina che la N-acetil-glucosamina (NAG) hanno soppresso l’infiammazione articolare e migliorato la funzione delle articolazioni 56, 57.

    Infiammazione

    In un piccolo studio su 18 adulti in sovrappeso, l’assunzione di 1.500 mg di glucosamina cloridrato più 1.200 mg di condroitin solfato al giorno per 28 giorni ha ridotto la proteina C-reattiva, un biomarcatore dell’infiammazione sistemica, del 23% rispetto al placebo 58.

    È interessante notare che gli effetti antinfiammatori della glucosamina sono stati anche associati a un minor rischio di sviluppare condizioni mediate dall’infiammazione, come il diabete di tipo 2 59.

    Malattie Infiammatorie intestinali

    In uno studio su 38 pazienti, la glucosamina (3 g al giorno per 3 mesi) ha ridotto l’infiammazione intestinale e ha soppresso la crescita di pericolosi batteri che provocano diarrea (Clostridia) 60.

    61.

    Una revisione ha indicato il potenziale di guarigione intestinale della glucosamina, suggerendo un’intricata connessione tra disturbi digestivi e articolari 62.

    63, 64, 65.

    Tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche per capire meglio come la glucosamina può aiutare a ridurre l’infiammazione nell’intestino.

    Salute del Cuore e Mortalità

    Diversi studi recenti hanno rivelato un effetto inaspettato della glucosammina sulla mortalità cardiovascolare 66, 67, 7.

    In un ampio studio osservazionale, dopo aver aggiustato per i fattori confondenti, il consumo regolare di glucosamina è stato correlato a una riduzione del 27% della mortalità e del 58% dei decessi per cause cardiovascolari 42.

    Uno studio cinese su una coorte di 500.000 pazienti seguiti per 9 anni ha trovato risultati simili, anche se leggermente meno convincenti 7.

    Un risultato notevole è stato che l’effetto protettivo della glucosamina era particolarmente marcato nei fumatori.

    Questi dati confermano gli studi sugli animali che dimostrano un effetto protettivo della glucosamina contro il cancro e le malattie cardiovascolari 68. Tuttavia, le dosi utilizzate negli studi sugli animali sono generalmente molto più elevate di quelle autorizzate nell’uomo.

    Cancro

    In un ampio studio osservazionale su oltre 75.000 pazienti, coloro che assumevano integratori di glucosamina e condroitina avevano tassi due volte inferiori di cancro ai polmoni e al colon. Secondo i ricercatori, tuttavia, la riduzione dei tassi di cancro al colon non è stata significativa 69, 70.

    Un altro studio osservazionale (2.000 pazienti) ha mostrato tassi significativamente più bassi di cancro al colon tra i consumatori di glucosamina e condroitina. Tuttavia, uno ancora più grande (6.000+ pazienti) non ha riscontrato alcuna connessione significativa 71, 72.

    Una revisione di 7 studi ha trovato un’associazione tra l’assunzione di glucosamina e condroitina e la ridotta incidenza di cancro del colon-retto. Si ritiene che tale effetto venga espletato attraverso un effetto antinfiammatorio sulla via di segnalazione cellulare 73.

    Per confermare questa relazione, è tuttavia necessario condurre approfonditi studi di controllo randomizzati.

    La glucosamina ha anche inibito la crescita del cancro al seno e del polmone nei topi 74, 74.

    Pelle

    Poiché la glucosamina aumenta la sintesi di acido ialuronico e altri componenti nella pelle e nei tessuti connettivi, può ridurre le rughe e la densità della pelle se aggiunta ai prodotti cosmetici o assunta come integratore. Inoltre, per via topica blocca la produzione del pigmento cutaneo melanina e può quindi rimuovere le macchie cutanee scure 11, 12.

    I ricercatori hanno analizzato campioni di pelle di otto donne che hanno assunto glucosamina (250 mg al giorno per 8 settimane). Il trattamento ha ringiovanito la pelle migliorando la produzione di collagene e acido ialuronico 75.

    Anche la “cugina” della glucosamina, la N-acetil-glucosamina o NAG, aiuta a mantenere un aspetto giovanile della pelle 11, 76, 77, 78. 

    Modo d’uso

    A causa della mancanza di approvazione da parte della FDA, non è possibile stabilire una dose di glucosammina certamente efficace e convalidata.

    In genere, la glucosamina solfato viene assunta a una dose di 500 mg tre volte al giorno per il trattamento dell’artrosi 79.

    Fonte da Magazine X115


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    Vitamina D, Curcuma e Probiotici nell’Uveite come coadiuvanti delle terapie oculistiche

     

    Spunti di riflessione sulla Uveite

    Benché l’Uveite sia una malattia rara dell’occhio, non sono da sottovalutare le implicazioni che ha con le malattie autoimmuni e quindi la relazione con la regina del sistema Immunitario: la Vitamina D.

    Le uniche cure proposte dalla medicina ufficiale sono antibiotici e cortisonici. Si può curare e guarire se presa in tempo, o cronicizzare dando fotofobia e problemi di vista fino alla cecità.

    Crediamo sia giusto ricorrere sia alle cure oculistiche classiche che prendere in considerazione la relazione con la carenza di vitamina D e con il Microbiota intestinale, nonché avvalersi anche dell’azione antifiammatoria della curcuma.

    Leggiamo dal sito di IAPB Italia Onlus Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità

    Carenza di Vitamina D: rivelato un doppio rischio di contrarre l’uveite non infettiva

    Per i pazienti con livelli sotto la norma, l’integrazione della vitamina D potrebbe essere la chiave per la prevenzione contro l’uveite non infettiva

    Negli anni è stato ampiamente discusso e studiato l’impatto dell’assunzione di vitamina D e della sua carenza, in quanto si è sempre ritenuto che potesse avere un ruolo fondamentale nel contrastare le infiammazioni e nell’influenzare la reattività del sistema immunitario.

    Non sorprende che dati precedenti abbiano suggerito come la carenza di vitamina D potesse essere associata a un aumento considerevole del rischio di diverse malattie oculari.

    “La supplementazione di vitamina D potrebbe rappresentare una possibile strategia terapeutica per prevenire o gestire l’uveite non infettiva, se dimostrata”, scrivono i ricercatori di diversi studi. “I medici dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di effettuare una campagna di screening e di affrontare la carenza di vitamina D nei pazienti a rischio di uveite”.

    Spinti dall’interesse nell’approfondire ed esplorare l’argomento, un team di ricercatori guidato da William Rojas-Carabali, MD, della Nanyang Technological University, ha lanciato e progettato l’attuale ricerca, revisionando sistematicamente grandi quantità di dati provenienti da studi nei database Embase, PubMed e Lilacs.

    Complessivamente, l’insieme dei dati ottenuti dai ricercatori comprendeva informazioni relative a 354 casi di uveite non infettiva su 5728 individui considerati come gruppo di controllo. La meta-analisi, che si basava su 5 studi inclusi, coinvolgeva un totale di 6082 individui affetti da uveite non infettiva.

    Il team di ricerca, però, ha rilevato diverse limitazioni all’interno del loro studio che i medici devono considerare, come la dipendenza da dati osservazionali, una dimensione del campione relativamente piccola e l’eterogeneità intrinseca dei dati.

    “I nostri risultati mostrano come i pazienti con ipovitaminosi D hanno una probabilità 2,04 volte maggiore di sviluppare uveite non infettiva rispetto ai soggetti con valori adeguati di vitamina D”, hanno aggiunto i ricercatori. “Tuttavia, queste conclusioni si basano su dati limitati provenienti da pochi studi e suggeriscono la necessità di ulteriori ricerche in questo campo. Nelle indagini future, gli autori dovrebbero standardizzare la tecnica di misurazione e i valori di cut-off della vitamina D sierica per ridurre l’eterogeneità nelle meta-analisi”.

    Fonti:

    1. Rojas-Carabali W, Pineda-Sierra JS, Cifuentes-González C, et al. Carenza di vitamina D e uveite non infettiva: Una revisione sistematica e una meta-analisi. Autoimmun Rev. Pubblicato online il 3 dicembre 2023. doi:10.1016/j.autrev.2023.103497
    2. Pillar S, Amer R. L’associazione tra vitamina D e uveite: Una revisione completa. Surv Ophthalmol. 2022;67(2):321-330. doi:10.1016/j.survophthal.2021.07.006

    Leggiamo dal sito Centro delle Uveiti

    Che cosa è l’UVEITE

    Il termine “UVEITE” è un termine generico che indica la presenza di una infiammazione all’interno dell’occhio, o meglio infiammazione dell’uvea.
    L’infiammazione all’interno dell’occhio coinvolge uno strato intermedio chiamato “UVEA o TONACA UVEALE” che porta il supporto sanguigno alle altre strutture oculari.
    L’uveite è una malattia oculare rara, ma che può potenzialmente, se non curata portare ad un calo visivo permanente.

    Nonostante l’uveite sia una malattia rara, è comunque la terza causa di cecità prevenibile nei paesi industrializzati, ed è responsabile negli Stati Uniti del 10-15% dei casi di cecità.
    L’uveite può colpire tutte le fasce di età (bambini, adulti ed anziani) e tutte le razze presenti nel mondo.
    Il 5-10% di tutte le uveiti può colpire i bambini, fin dall’età giovanissima.

    QUALI SONO I SINTOMI DI UVEITE?

    L’uveite può colpire uno o due occhi, simultaneamente oppure in tempi diversi. L’infiammazione all’interno dell’occhio può colpire tutte le strutture oculari e quindi i sintomi dell’uveite dipendono da quale parte è stata colpita dall’infiammazione.
    sintomi più frequenti sono:
    – dolore
    – occhio rosso
    – fastidio alla luce (fotofobia)
    – visione di puntini neri (miodesopsie)
    – calo visivo (più o meno grave)

    QUALI SONO LE CAUSE DI UVEITE?

    Le uveiti possono essere causate da svariate malattie: infezioni, malattie autoimmuni, traumi, tumori.
    Le uveiti non sono contagiose.

    UVEITI INFETTIVE
    Tutti i microrganismi infettivi possono potenzialmente causare l’uveite. Le più frequenti sono quelle causate da:
    – virus: herpes (simplex, varicella, Epstein-barr)
    – batteri: tubercolosi, sifilide, borrelia
    – funghi: candida
    – parassiti: toxoplasmosi, toxocariasi

    UVEITI ASSOCIATE A PATOLOGIE SISTEMICHE O AUTOIMMUNI

    In alcuni casi l’uveite si associa ad una patologia sistemica autoimmune. Le patologie autoimmuni che più frequentemente si associano all’uveite sono:
    – sarcoidosi
    – malattia di Behçet
    – artrite reumatoide
    – artrite idiopatica giovanile (nel bambino)
    – spondiloartriti HLA-B27 positive
    – lupus eritematoso sistemico

    – granulomatosi di Wegener
    – malattie infiammatorie croniche intestinali
    – sclerosi multipla
    – malattia di Vogt Koyanagi Harada


    Spunti di ricerca

    Uveite Autoimmune collegata al Microbiota

  • Efficacia della curcuma come antinfiammatorio nelle Uveiti
  • Uveite autoimmune: microbiota intestinale possibile target terapeutico

    Articolo uscito sul sito Microbioma.it

    Aumentare i livelli di acidi biliari

    Dai risultati ottenuti è emerso che il ripristino dei livelli di acidi biliari è in grado di ridurre la gravità dell’uveite. Inoltre, nutrire i topi con una dieta ricca di un acido biliare secondario, l’acido desossicolico (DCA), ne ha migliorato i sintomi. 

    Il DCA agisce regolando la funzione delle cellule dendritiche e riducendo la produzione di specifiche molecole immunitarie infiammatorie attraverso l’attivazione del recettore degli acidi biliari TGR5

    Sia il DCA sia il TGR5 sono risultati in grado di bloccare l’attivazione delle cellule dendritiche di derivazione umana, così come i composti che attivano il TGR5.

    Conclusioni

    «Gli acidi biliari secondari derivati ​​dal metabolismo del microbiota intestinale potrebbero rappresentare dei regolatori chiave nella patogenesi dell’uveite autoimmune», affermano gli autori. 

    «Il microbiota intestinale e la composizione degli acidi biliari secondari, così come il pathway di TGR5, possono fornire potenziali bersagli terapeutici per il trattamento delle malattie autoimmuni e infiammatorie, inclusa l’uveite».

    https://doi.org/10.1016/j.celrep.2021.109726


    La curcumina si confronta favorevolmente con la terapia con corticosteroidi nella gestione dell’uveite anteriore cronica.

    Articolo uscito su GreenMedInfo

    I pazienti di entrambi i gruppi hanno iniziato a migliorare dopo 2 settimane di trattamento.

    Tutti i pazienti che hanno ricevuto la sola curcumina sono migliorati, mentre il gruppo che ha ricevuto la terapia antitubercolare insieme alla curcumina ha avuto un tasso di risposta dell’86%. Il follow-up di tutti i pazienti per i successivi 3 anni ha indicato un tasso di recidiva del 55% nel primo gruppo e del 36% nel secondo gruppo.

    Quattro pazienti su 18 (22%) nel primo gruppo e 3 pazienti su 14 (21%) nel secondo gruppo hanno perso la vista nel periodo di follow-up a causa di varie complicazioni agli occhi, ad es. vitrite, edema maculare, blocco venoso centrale, formazione di cataratta, danno glaucomatoso al nervo ottico ecc. Nessuno dei pazienti ha riportato alcun effetto collaterale del farmaco.

    L’efficacia della curcumina e le recidive successive al trattamento sono paragonabili alla terapia con corticosteroidi che è attualmente l’unico trattamento standard disponibile per questa malattia. La mancanza di effetti collaterali della curcumina è il suo più grande vantaggio rispetto ai corticosteroidi. Uno studio clinico multicentrico in doppio cieco con questo farmaco nella CAU è altamente auspicabile per convalidare ulteriormente i risultati del presente studio.


     

     

     

     

     

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    2. Bifiselle: favorisce il riequilibrio della flora batterica intestinale e i processi metabolici ad essa collegata. Elimina le tossine alimentari e riduce la formazione di gas intestinali, ideale per avere un intestino sempre giovane e in buona salute.
    3. Ramnoselle: probiotico che esplica la sua attività preferenzialmente al livello del colon, è utile per ripristinare la flora batterica intestinale e i processi metabolici ad essa collegati.
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    Il ruolo della melatonina nei meccanismi del sonno
    Modo d’uso ed altre proprietà

     

    Lo sapevi che passiamo circa un terzo della nostra vita tra le braccia di Morfeo? Il sonno infatti è fondamentale per la nostra salute e il nostro benessere. Scopri tutto sul riposo notturno e sul ruolo della Melatonina per dormire meglio!

    I benefici di un riposo notturno

    Perché dormire bene è così importante? Il sonno è un alleato prezioso per la nostra salute e il nostro benessere psicofisico. Vediamo i 5 principali benefici di un buon riposo notturno:
    • AUMENTA LA PRODUTTIVITÀ
      Il sonno è determinante per la memoria, la concentrazione e le capacità cognitive. Influisce notevolmente sulle nostre attività quotidiane a lavoro o a scuola.
    • MIGLIORA L’UMORE
      Svegliarsi riposati è importante per mantenere il normale tono dell’umore. Non dormire a sufficienza, infatti, provoca il rilascio del cortisolo: l’ormone dello stress.
    • AIUTA A RESTARE IN SALUTE
      La qualità del sonno è collegata alla qualità della vita: dormire bene implica un minore rischio di ammalarsi e una maggiore resistenza alle aggressioni esterne.
    • MIGLIORA LE PERFORMANCE SPORTIVE
      Dormire bene favorisce la coordinazione occhio-mano, migliora i tempi di reazione e il recupero muscolare. Inoltre, aiuta a recuperare le forze e ad avere energia sufficiente.
    • LA CARENZA DI SONNO È PERICOLOSA
      I riflessi e i tempi di reazione sono rallentati quando non dormiamo a sufficienza. Questo può tradursi in un rischio maggiore di incorrere in incidenti stradali.

    Come funziona il sonno

    Il sonno è una ricarica indispensabile: abbiamo bisogno di dormire bene per vivere bene. Ma come funziona davvero?
    I principali meccanismi che regolano il ritmo sonno-veglia sono:
    • Il ritmo circadiano
    • L’omeostasi del sonno
    Il ritmo circadiano è una sorta di orologio biologico interno che segue il ciclo naturale del giorno e della notte. Il suo funzionamento dipende da fattori quali la presenza di luce e buio che favoriscono la sveglia e l’addormentamento.
    L’omeostasi, invece, è una sorta di interruttore del sonno che determina il momento in cui ci addormentiamo e quello in cui ci svegliamo.
    È un meccanismo che si autoregola in base alla durata della veglia precedente.
    Il sonno è caratterizzato anche dall’alternarsi delle fasi REM e NREM che determinano i cicli del sonno:
    • Il sonno NREM è il primo stadio del sonno
    • Il sonno REM è un tipo di sonno profondo ed è la fase in cui si presentano i sogni

    Melatonina: l’ormone del sonno

    Il ritmo circadiano dipende dal nostro cervello e in particolare dalla ghiandola pineale (epifisi) che produce la melatonina: l’ormone del sonno.
    È una sostanza essenziale per un buon riposo notturno in quanto regola il ritmo sonno-veglia a seconda della presenza di luce o buio.
    Il buio delle ore notturne stimola la produzione di melatonina che favorisce il rilassamento e l’addormentamento. La luce del giorno, al contrario, ne inibisce la sintesi inducendo a svegliarci gradualmente.
    In particolare, la concentrazione di melatonina continua ad aumentare durante la notte e raggiunge il picco tra l’una e le tre del mattino. Con le prime luci del giorno inizia a calare, scendendo quasi del tutto verso le nove. In inverno, quando la luce del giorno è più scarsa, può aumentare leggermente durante la giornata facendo insorgere una sensazione di stanchezza.

    Articolo di Pavaglione

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    Che cos’è la Melatonina

    La melatonina è un ormone sintetizzato dall’epifisi (una piccola ghiandola – detta ghiandola pineale – presente alla base del cervello).

    Ribattezzata “l’ormone del sonno“, la melatonina aiuta a regolare il ciclo sonno-veglia e i rimi biologici che si ripetono ciclicamente ogni 24 ore (ritmi circadiani).

    La quantità di melatonina presente nel sangue dipende dall’ora del giorno: di notte questa concentrazione risulta 10-15 volte superiore rispetto al giorno, e questo aiuta le persone a dormire 1.

    In effetti, la secrezione di melatonina è stimolata dal buio e inibita dalla luce.

    La melatonina viene secreta principalmente di notte, come parte del normale ritmo circadiano. Tuttavia, non tutti gli scienziati concordano sul fatto che la melatonina sia necessaria per dormire.

    A Cosa Serve

    Oltre ai suoi effetti favorenti il sonno, la melatonina sembra svolgere una varietà di funzioni importanti 2:

    • Ha forti effetti antiossidanti e antinfiammatori
    • Influenza il ritmo circadiano
    • Aiuta il sistema immunitario
    • Aiuta la funzione degli occhi
    • Riduce lo stress ossidativo (azione antiossidante)
    • Promuove il sonno
    • Controlla molti eventi cellulari, inclusa la sintesi di importanti molecole
    • Protegge dalle radiazioni solari.

    L’importanza biologica della melatonina è sottolineata dalla presenza di recettori specifici in numerosi organi e tessuti dell’organismo.

    Inoltre, è stata dimostrata la capacità di sintesi anche al di fuori dell’epifisi, specialmente nella pelle e nello stomaco.

    In effetti, gli studi dimostrano che la melatonina può migliorare la salute degli occhi, ridurre i sintomi della depressione stagionale e persino fornire sollievo dal reflusso acido e dall’ulcera gastrica 3, 4, 5. 

    Melatonina per Dormire

    Attualmente, la melatonina rappresenta uno degli aiuti più popolari per dormire e trattare problemi come l’insonnia.

    Numerosi studi hanno dimostrato che la melatonina può favorire un sonno migliore.

    Efficacia

    Nei pazienti con insonnia, la concentrazione di melatonina è significativamente inferiore rispetto alle persone con sonno normale 6.

    • Uno studio su 50 persone con insonnia ha dimostrato che l’assunzione di melatonina due ore prima di coricarsi ha aiutato ad addormentarsi più velocemente e ha migliorato la qualità generale del sonno 7.
    • Un’altra ampia analisi di 19 studi condotti su bambini e adulti con disturbi del sonno ha rilevato che la melatonina riduceva il tempo necessario per addormentarsi, aumentava il tempo totale di sonno e migliorava la qualità del sonno 8.
    • Una meta-analisi di 11 studi ha dimostrato che l’assunzione di melatonina prima di coricarsi ha ridotto la latenza del sonno di quasi 3 minuti e ha aumentato il tempo totale di sonno di circa 30 minuti, rispetto a un placebo 9.
    • Un’altra meta-analisi ha scoperto che la melatonina è utile nella sindrome della fase del sonno ritardata (difficoltà ad addormentarsi), ma potrebbe non esserlo per altri tipi di disturbi del sonno 10.
    • Un’altra analisi di 23 studi su persone con disturbi del sonno correlati a malattie ha rilevato che la melatonina riduce significativamente i disturbi del sonno e la latenza del sonno, aumentando la durata e la qualità del sonno 11.

    Posizione del Ministero della Salute

    Sulla base di questi e numerosi altri studi, attualmente l’utilizzo della melatonina è approvato dal Ministero della Salute per l’uso negli integratori, fino al dosaggio di 1mg al giorno. Dosaggi superiori sono presenti nei farmaci.

    In merito agli integratori di melatonina, il regolamento (UE) 432/2012 consente due tipi di claims:

    • contribuisce ad alleviare gli effetti del jet lag: l’effetto benefico si ottiene con l’assunzione, poco prima di coricarsi, di un minimo di 0,5 mg di melatonina il primo giorno di viaggio e per alcuni giorni dopo l’arrivo a destinazione.

    Contro il Jet Lag

    Il jet lag è un disturbo temporaneo del sonno. Si verifica nei viaggiatori quando l’orologio interno dell’organismo non è sincronizzato con il nuovo fuso orario.

    Anche i lavoratori a turni possono manifestare i sintomi del jet lag, poiché lavorano durante un periodo normalmente destinato al riposo 12.

    La melatonina può aiutare a ridurre il jet lag sincronizzando l’orologio interno con il cambio di fuso orario 13.

    Ad esempio, un’analisi di 10 studi ha esplorato gli effetti della melatonina nelle persone che hanno attraversato cinque o più fusi orari. Gli scienziati hanno scoperto che la melatonina era straordinariamente efficace nel ridurre gli effetti del jet lag.

    L’analisi ha anche scoperto che sia le dosi più basse (0,5 mg) che quelle più alte (5 mg) erano ugualmente efficaci nel ridurre il jet lag 14.

    Un più recente articolo ha esaminato gli studi sull’uso della melatonina in vari scenari, inclusa la prevenzione del jet lag. Questa revisione di 8 studi clinici randomizzati su un totale di oltre 900 partecipanti ha rilevato che 6 degli 8 studi hanno osservato l’efficacia della melatonina per contrastare gli effetti del jet lag 15.

    ADHD

    La melatonina è stata anche studiata come opzione per i bambini con disturbi autistici e ADHD che hanno difficoltà a dormire.

    • 16.
    • Secondo un altro studio, l’integrazione di melatonina nei bambini con disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) aiuterebbe a contrastare i disturbi del sonno associati all’uso del metilfenidato (MPH), il farmaco di prima linea per il trattamento dell’ADHD 17.

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    Come Si Usa

    Tipi di Melatonina

    La melatonina si trova in commercio sotto forma di capsule, bustine o compresse. Sempre più diffusi sono anche i preparati a base di melatonina sublinguale, in gocce, compresse orosolubili e spray orali.

    Le forme farmaceutiche e le modalità di somministrazione influenzano la biodisponibilità della melatonina e la velocità di comparsa dell’effetto ipno-inducente.

    • Ad esempio, è stato calcolato che mediamente solo il 33% della melatonina ingerita viene assorbito attraverso il tratto gastrointestinale, con variazioni inter-individuali dal 10% al 56% 18.
    • In caso di somministrazione sublinguale, invece, la quantità di melatonina che raggiunge la circolazione sistemica potrebbe essere superiore del 50% 19.

    Melatonina Lenta e Veloce

    La melatonina sublinguale è anche pubblicizzata come “melatonina fast” e risulta particolarmente indicata per affrontare le difficoltà dell’addormentamento. Aiuta infatti a ridurre il tempo necessario a prendere sonno.

    In contrapposizione alla melatonina sublinguale, esistono delle formule a rilascio prolungato pubblicizzate come “melatonina retard“, che sono più adatte ad affrontare le problematiche dei risvegli notturni.

    Le formulazioni a lento rilascio potrebbero essere più adatte anche quando si cerca di sfruttare la melatonina nel trattamento di vari disturbi, come diabete, ipertensione, malattie neurodegenerative e altre problematiche descritte di seguito 20.

    Associazioni

    Spesso, negli integratori contro i disturbi del sonno, la melatonina si trova associata ad altri attivi ad azione ipnotico-sedativa, come estratti di valeriana, passiflora, melissa, biancospino, luppolo, teanina, magnesio, griffonia e 5-HTP.

    Queste associazioni sono indicate quando le turbe del sonno si associano a stati d’ansia e tensione emotiva.

    Associazioni con Adenosina e Glicina create nel metodo DiBella

    Dosi e Modo d’Uso

    In genere, si consiglia di iniziare ad assumere la melatonina a un basso dosaggio, per poi eventualmente aumentarlo.

    Ad esempio, iniziare assumendo 0,5 mg (500 mcg) o 1 mg di melatonina 30 minuti prima di andare a dormire.

    Se questo dosaggio non sembra aiutare ad addormentarsi, consultare il medico per valutare l’aumento della dose a 3-5 mg.

    L’obiettivo è trovare la dose di melatonina più bassa che aiuti ad addormentarsi. Dosaggi superiori, infatti, non aiuteranno a dormire meglio o più a lungo.

    Altre Funzioni e Benefici

    La melatonina è stata sperimentata in numerosi ambiti della salute.

    Secondo studi preliminari, può supportare la salute degli occhi, alleviare i sintomi dell’acufene, trattare le ulcere allo stomaco e il bruciore di stomaco, aumentare i livelli di ormone della crescita nei giovani uomini e aiutare con la depressione stagionale.

    Salute degli Occhi

    La melatonina ha una potente azione antiossidante (diretta e indiretta) e ha dimostrato di poter trattare patologie oculari come la degenerazione maculare legata all’età, il glaucoma e la retinopatia 21.

    Uno studio sui ratti ha scoperto che la melatonina riduceva la gravità e l’incidenza della retinopatia, una malattia dell’occhio che colpisce la retina e può causare perdita della vista 22.

    In uno studio su 100 pazienti con degenerazione maculare, 3 mg di melatonina al giorno per 6 mesi hanno conservato la vista e lo stato dei tessuti, prevenendo peggioramenti. Sebbene non vi sia stato alcun miglioramento misurabile, il periodo di tempo è stato abbastanza lungo da apprezzare l’efficacia della melatonina nel ritardare la degenerazione maculare 3.

    Sfortunatamente, lo studio non ha incluso un gruppo placebo e sono necessarie ulteriori ricerche per determinare gli effetti degli integratori di melatonina a lungo termine sulla salute degli occhi.

    Salute dello Stomaco

    La concentrazione di melatonina nei tessuti dello stomaco è da 10 a 100 volte superiore rispetto al sangue. Inoltre, le sue concentrazioni sono 400 volte più elevate nell’intestino rispetto al cervello 23.

    La secrezione di melatonina nell’apparato digerente viene anche controllata in modo diverso dalla melatonina cerebrale. Ad esempio, la sua concentrazione gastrica è massima a mezzogiorno, non di notte 24.

    Le proprietà antiossidanti della melatonina possono aiutare a trattare le ulcere gastriche e alleviare il bruciore di stomaco 25, 26, 27.

    Uno studio con 21 partecipanti ha scoperto che l’assunzione di melatonina e triptofano insieme all’omeprazolo – un farmaco comune per il reflusso acido – ha aiutato la guarigione delle ulcere dello stomaco causate da H. pylori 28.

    Uno studio su 36 persone ha dimostrato che l’assunzione di melatonina da sola o con omeprazolo – un comune “farmaco antiacido” – è risultata efficace nell’alleviare il bruciore di stomaco e il disagio 5.

    Tuttavia, quest’area di ricerca è abbastanza nuova. Studi futuri aiuteranno a chiarire l’efficacia della melatonina in questi ambiti.

    Acufeni

    anziani, i disabili uditivi o quelli che assumono determinati farmaci 29, 30.

    È stato osservato che nei pazienti anziani con acufene, i livelli di melatonina sono molto bassi. Ciò può indicare che i livelli dell’ormone sono collegati alla normale attività dell’orecchio 29.

    L’assunzione di melatonina può quindi aiutare a ridurre i sintomi dell’acufene e aiutare ad addormentarsi 30, 31, 32.

    In uno studio, la melatonina è stata 150 volte più efficace rispetto ad altri farmaci che trattano l’acufene nel ridurre i sintomi del disturbo 30.

    In uno studio, 61 adulti con acufene hanno assunto 3 mg di melatonina prima di coricarsi per 30 giorni. Ha contribuito a ridurre gli effetti dell’acufene e ha migliorato significativamente la qualità del sonno 32.

    Ormone della Crescita

    Alcuni studi hanno scoperto che l’assunzione di melatonina può aumentare i livelli di HGH negli uomini.

    L’ormone della crescita umano (HGH) viene rilasciato naturalmente durante il sonno. Livelli più elevati di questo importante ormone sono stati anche collegati ad aumenti sia della forza che della massa muscolare 33, 34.

    Gli studi hanno dimostrato che la melatonina può rendere la ghiandola pituitaria, l’organo che rilascia l’ormone della crescita, più sensibile all’HrGH (l’ormone ipofisario che stimola la secrezione di GH) 35, 36.

    Inoltre, gli studi hanno dimostrato che dosi di melatonina inferiori (0,5 mg) e superiori (5,0 mg) sono efficaci per stimolare il rilascio dell’ormone della crescita 36.

    Depressione Stagionale

    La depressione stagionale è comunemente nota come “depressione invernale” o disturbo affettivo stagionale. Può interessare fino al 20% degli adulti negli Stati Uniti 37.

    Questo disturbo può essere correlato ad alterazioni del ritmo circadiano causati dai cambiamenti stagionali della luce 38.

    Poiché la melatonina svolge un ruolo nella regolazione del ritmo circadiano, basse dosi sono spesso utilizzate per ridurre i sintomi della depressione stagionale 4, 39.

    Secondo uno studio condotto su 68 persone, le alterazioni del ritmo circadiano hanno dimostrato di contribuire alla depressione stagionale e l’assunzione giornaliera di capsule di melatonina è risultata efficace nel ridurre i sintomi 4.

    Tuttavia, le prove non sono del tutto chiare. Una revisione di otto studi ha dimostrato che la melatonina non era efficace nel ridurre i sintomi dei disturbi dell’umore, inclusi disturbo bipolare, depressione e disturbo affettivo stagionale 40.

    Endometriosi

    La melatonina ha mostrato risultati promettenti nel ridurre il dolore associato all’endometriosi.

    In uno studio su 40 donne in età riproduttiva, 10 mg di melatonina al giorno hanno ridotto i punteggi del dolore e la dismenorrea di quasi il 40%. Le donne che hanno assunto la melatonina hanno anche usato meno antidolorifici 41.

    Fertilità

    Recenti studi sull’infertilità di coppia hanno evidenziato che lo stress ossidativo può essere uno dei fattori causali. Pertanto, l’azione antiossidante della melatonina potrebbe aiutare a migliorare la fertilità.

    In uno studio, la somministrazione orale di melatonina nell’uomo ha ridotto il danno ossidativo agli ovociti e aumentato i tassi di fecondazione. Tuttavia, poiché lo studio era molto piccolo e non aveva un gruppo di controllo, non rappresenta una prova sufficiente per i benefici della melatonina 42.

    La melatonina può migliorare il movimento complessivo delle cellule spermatiche in seguito all’esposizione diretta. Può anche inibire la morte cellulare negli spermatozoi e migliorare la qualità generale degli spermatozoi, aumentando quindi la probabilità di successo della fecondazione 42.

    Ipertensione

    Nei pazienti con diabete di tipo II, 5 mg di melatonina hanno ridotto i livelli di pressione sanguigna.

    Una revisione di 5 studi ha collegato l’assunzione di integratori di melatonina a riduzioni lievi ma significative dei livelli di pressione sanguigna 43.

    Un’altra revisione sottolinea l’importanza di ricorrere a integratori di melatonina a rilascio controllato quando l’intento è di favorire la riduzione della pressione arteriosa 20.

    Anche se la melatonina può essere usata come terapia di supporto nei pazienti ipertesi, sono necessarie ulteriori prove per stabilirne efficacia e meccanismo d’azione 44.

    Protezione Solare

    La melatonina protegge dall’invecchiamento cutaneo indotto dai raggi UV nell’uomo.

    L’applicazione topica aiuta la pelle attraverso l’attività antiossidante dell’ormone, mentre la somministrazione orale sembra meno efficace in quest’ambito 45.

    Gel o creme topici contenenti melatonina possono prevenire le scottature nei soggetti con pelle altamente sensibile.

    In più studi (per un totale di 83 volontari), i gel o le creme a base di melatonina hanno ridotto significativamente l’arrossamento della pelle dopo l’esposizione ai raggi UV 46, 47, 48, 49.

    Caduta dei Capelli

    L’alopecia androgenetica è la causa più comune di perdita dei capelli.

    L’applicazione topica di melatonina ha aiutato a prevenire la caduta dei capelli negli uomini e nelle donne con alopecia 50.

    In numerosi studi, l’applicazione topica di melatonina ha contribuito a ridurre parzialmente la caduta dei capelli. Ha anche portato a una nuova crescita dei capelli in alcuni casi. Sebbene i suoi meccanismi siano sconosciuti, la melatonina potrebbe quindi potenzialmente ritardare la caduta dei capelli 50.

    Diabete

    Secondo una revisione, l’integrazione di melatonina esogena in linee cellulari, modelli di roditori e pazienti diabetici ha mostrato un potente effetto nell’alleviare il diabete e le sue complicanze 51.

    Tuttavia, non mancano risultati contrastanti. Secondo un’altra revisione, soltanto il 56% degli studi analizzati ha mostrato benefici dall’integrazione con melatonina nei parametri del diabete rispetto al placebo, come glicemia a digiuno, emoglobina glicata e insulinoresistenza 52.

    Effetti Collaterali

    Le prove attuali suggeriscono che gli integratori di melatonina sono sicuri e non creano dipendenza 53.

    Detto questo, alcune persone possono sperimentare lievi effetti collaterali, come nausea, vertigini, mal di testa o sonnolenza al risveglio.

    Nonostante le preoccupazioni che l’integrazione di melatonina possa ridurre la capacità del corpo di produrla naturalmente, diversi studi sembrano smentire questa ipotesi 54, 55.

    Controindicazioni

    La melatonina può interagire con alcuni farmaci, tra cui antidepressivi, fluidificanti del sangue e farmaci per la pressione sanguigna 56, 57, 58.

    Poiché gli studi a lungo termine sugli effetti della melatonina sono limitati agli adulti, attualmente l’uso per bambini o adolescenti non è raccomandato 59.

    Tratto da Magazine X115


     

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    Eccedere con la melatonina non significa avere un sonno migliore

    https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31722088/

    L’assunzione di una quantità eccessiva di melatonina non garantisce un sonno migliore. Al contrario, sia la carenza che l’eccesso di questa sostanza possono comportare conseguenze negative per l’organismo.

    È fondamentale evitare l’assunzione di pillole contenenti melatonina come panacea per l’insonnia. Gli integratori di melatonina presentano una serie di effetti collaterali che possono risultare molto problematici per la salute.

    Tra questi effetti collaterali, si possono riscontrare il mal di testa, la nausea, lo stordimento del giorno dopo, variazioni ormonali e persino incubi notturni.

    In sintesi, la melatonina è un ormone importante per il nostro corpo, ma non dovrebbe essere considerata una soluzione facile o sicura per l’insonnia. In ogni caso andrebbe assunta per periodi brevi e sotto stretto controllo medico, trattandosi di terapia ormonale, perché non ci sono studi scientifici robusti sull’entità di eventi avversi che potrebbero verificarsi in caso di assunzione di melatonina per lunghi periodi di tempo.





    Diventa medico di te stesso
    Il falso mito del colesterolo cattivo e la carenza di vitamina C

     

    Il dr Nacci scrive in un linguaggio molto semplice ed alla portata di tutti per arrivare a più persone ed in merito al colesterolo, ritiene importante sottolineare quanto segue.

    Ma tutto ciò non avviene mai.
    la carenza cronica di vitamina C nell’uomo e nella scimmia .


    LA MINACCIA DELLE STATINE

    TRATTO DAL LIBRO : DIVENTA MEDICO DI TE STESSO di Giuseppe Nacci


    Diventa Medico di Te Stesso — Libro

    Giuseppe Nacci

    Premio quale miglior libro a tema scientifico dell’anno 2006. Vedi attestato

     

    • Come rafforzare il proprio sistema immunitario,
    • quali cibi mangiare e quali invece evitare,
    • imparare a leggere le etichette apposte sugli alimenti,
    • porre la propria attenzione sulla provenienza dei cibi,
    • imparare a difendersi dalla malattie:
    • sono questi alcuni dei temi trattati dall’Autore in questo suo lavoro.

    Un volume dedicato a quanti vogliano approfondire l’argomento salute, ponendosi l’Autore l’obbiettivo di fornire una guida alla conoscenza di quelli che sono gli elementi necessari all’organismo perché possa mantenersi in perfetta efficienza, ma una volume utile anche ai medici di base ed agli operatori sanitari, che debbono confrontarsi ogni giorno con i loro pazienti e con le loro rispettive patologie.

    Le conclusioni, cui l’Autore perviene, sono il frutto di anni di ricerca e di studio basato non solo su migliaia di studi scientifici – condotti, a livello mondiale e sin dall’inizio del XX secolo, da ricercatori di fama internazionale –, ma anche sui risultati di attente ricerche svolte in campo farmaceutico ed erboristico: l’Autore, puntuale nell’osservare finanche i rimedi utilizzati nelle tradizioni popolari di diverse culture – orientali ed occidentali –, si è prefissato lo scopo di cogliere quegli elementi d’unione tra scienza medica e medicina popolare che possano rappresentare una base dalla quale muovere al fine di ottenere un rimedio efficace anche contro il cancro.


    Siamo abituati a sentire solo le cose cattive sul colesterolo. Ma la verità è che il nostro corpo ha…

     

    Le statine, noti farmaci con diversi nomi commerciali, non abbassano i rischi di avere attacchi cardiaci ed ictus. Lo evidenziano…

     

     

    Per conoscere il rapporto tra Colesterolo Totale e Colesterolo HDL basta dividere il colesterolo totale per il valore del colesterolo…

     

    Colesterolo e suicidio articolo del Dr David Grimes La falsa idea che il colesterolo sia cattivo si è radicata nella…

     

    Gli effetti della supplementazione di vitamina C sui valori del colesterolo LDL sono stati ben indagati nel corso di una metanalisi già nel 2008.

    Confrontando i risultati di 13 studi clinici pubblicati tra il 1970 e il 2007 e condotti su persone con ipercolesterolemia, la ricerca ha dimostrato che la somministrazione di 500 milligrammi di acido ascorbico per un periodo minimo di 4 settimane produce una riduzione dei livelli di colesterolo LDL.

    ricerca apparsa su The American Journal of Clinical Nutrition che aveva verificato l’associazione di elevati livelli di vitamina C nel sangue ad alti valori di colesterolo HDL.

    La vitamina C riduce il colesterolo | Luca Avoledo – Salute, alimentazione e rimedi naturali

     


     




    Le proprietà e gli usi del KUZU: allevia gastriti ed è addensante in cucina

    Il Kuzu è una pianta selvatica rampicante originaria del Giappone, che dispone di moltissime proprietà benefiche. Essa viene utilizzata prevalentemente per ridurre i sintomi della dipendenza da alcool e da nicotina.

    Cos’è il kuzu?

    Il Kuzu o Kudzu (Pueraria montana lobata) è una pianta selvatica rampicante, originaria del Giappone ed appartenente alla famiglia delle Febacee (leguminose).

    Questa pianta è perenne (definizione che si da a tutte le piante che vivono più di 2 anni) e molto longeva, tanto che riesce a vivere fino a 100 anni.
    É un vegetale davvero resistente: le sue radici possono svilupparsi fino a raggiungere 100 metri di lunghezza, mentre i suoi rami possono crescere fino a 30 cm in un giorno e fino a 30 m in una stagione.

    Questa pianta è costituita da rizomi lunghi e spessi, steli pelosi e foglie simili a quelle della vite. I fiori viola sono lunghi 25 cm e sono seguiti da semi piatti e pelosi che si dividono tra loro quando giungono a maturazione.

    infusi.

    caratteristiche infestanti, poiché si espande troppo rapidamente e impedisce alle piante spontanee di crescere e di creare biodiversità.

    America, Europa e nella nostra Italia!
    Di tale pianta si conoscono principalmente tre varietà, molto simili tra loro: Pueraria montana chinensis, Pueraria montana lobata e Pueraria montana thomsonii.

    Questo incantevole vegetale viene utilizzato da molti secoli, in tutto il territorio orientale, come alimento o come rimedio naturale. Oggi, grazie alle sue numerose e conclamate proprietà, il kudzu è diventato popolare e molto usato anche nel mondo occidentale, poiché riconosciuto quale prezioso alleato per coloro che desiderano smettere di fumare.

    Le sue proprietà, comunque, sono tantissime. Scopriamole insieme.

    Proprietà terapeutiche e benefici del kuzu

    • Nella medicina cinese tradizionale il kudzu viene utilizzato da oltre 2000 anni e tuttora rappresenta una delle 50 erbe fondamentali per la fitoterapia.
      Questa pianta è sempre stata utilissima per guarire malattie infettive, difficoltà delle vie respiratorie, emicrania, psoriasi, diarrea, ipertensione, sintomi allergici e dolori muscolari.
    • Il kuzu è un gastroprotettore naturale, infatti alla sua radice è stata riconosciuta una forte proprietà lenitiva e alcalinizzante, utile per alleviare e risolvere diverse problematiche di natura gastro-intestinale come: acidità di stomaco, reflusso, colon e intestino irritabile, ulcere.
      Il kuzu agisce direttamente sulle mucose assorbendo gli acidi gastrici, facilitando la digestionee donando un immediato sollievo da dolori e bruciori. Per giunta, oltre a guarire, esso è anche in grado di prevenire la comparsa di acidità e la conseguente risalita di succhi gastrici verso l’esofago e le vie respiratorie.   
    • sintomi della dipendenza da alcool e da nicotina, ricoprendo un ruolo fondamentale nel contrastare i recettori di tali sostanze e impedendo l’insorgenza di crisi di astinenza.
      Gli studi condotti presso le Università del North Carolina e di Harvard hanno dimostrato che oltre a non presentare effetti collaterali rilevanti, il Kuzu (per mezzo degli isoflavoni) agisce sui neurotrasmettitori come la serotonina, il glutammato ed il GABA tanto da stimolare la produzione di dopamina. In tal modo esso si sostituisce a sostanze come droghe, tabacco, alcool e zuccheri, compensando il piacere che si prova attraverso la loro assunzione.
    • genisteina (agente anti-leucemico) e di daidzeina, ovvero una potenziale molecola in grado di agire contro il cancro. Essa risulta anche un importante antimicrobico e antinfiammatorio.
    • Il Kuzu può inoltre rappresentare un prezioso rimedio naturale in caso di ipertensione o emicrania, dal momento che gli isoflavoni in esso contenuti sono in grado di ridurre la pressione arteriosa, migliorando anche la circolazione del sangue e l’ossigenazione. Inoltre questa benefica pianta possiede anche proprietà antiossidanti che rallentano il restringimento delle arterie. Alcuni studi hanno dimostrato l’efficacia del kudzu anche nella cura dellangina pectoris nei soggetti cardiopatici.

     

    Kuzu vegan

    La finestra sul cielo

    Il kuzu in cucina

    cerotti, spray e gomme da masticare (ad uso terapeutico), per combattere diverse tipologie di dipendenza.

    Tuttavia è possibile adoperare le radici e le foglie del kudzu anche in cucina, come addensante naturale per la preparazione di zuppe, salse e dessert.
    Esso rappresenta infatti un validissimo sostituto all’amido di mais. In Giappone è ampiamente utilizzato come agente gelificante in salse, zuppe e piatti a base di noodle. (Leggi anche i 6 addensanti naturali per alimenti e cosmetici).  

    Principali usi del kuzu

    • Polvere di radice come addensante. Per densificare un alimento consigliamo la seguente dose:
      un cucchiaio di polvere di radice di kuzu per il contenuto di una tazza di alimentoliquido, due cucchiaini per due tazze e così via. (Sciogliere un cucchiaio di kudzu in un cucchiaio di acqua e aggiungerlo al contenuto di una tazza di liquido).
    • Infuso di fiori di kudzu. I fiori di Kudzu, invece, vengono principalmente usati come infuso. In questo caso consigliamo di immergere 2 cucchiai di foglie secche di kudzu in una tazza di acqua bollente e filtrare dopo 5 minuti circa di infusione.
    • Bevanda. É possibile utilizzare il Kuzu anche come bevanda, sciogliendo la sua polvere in una tazza di acqua e mescolando fino ad ebollizione. In tal modo si ottiene un preparato al quale poter aggiungere latte di soia.

    È possibile comprare il kuzu online, in erboristeria e in negozi biologici specializzati.

    Il costo della polvere di radice è intorno ai 9 euro all’etto e può variare a seconda delle aziende produttrici.

     

    Kuzu Biologico

    Lima

    Controindicazioni

    Ad oggi non vi sono testimonianze di particolari effetti collaterali dovuti all’utilizzo del kuzu, nemmeno se usato in dosi elevate.

    Tuttavia suggeriamo di assumere le dovute precauzioni con bambini, donne in gravidanza e in allattamento, almeno fino a quando gli studi scientifici non saranno in grado di dimostrare che, anche per tali soggetti, questa pianta risulta innocua al 100%.

    Le persone cardiopatiche (che fanno uso di medicinali per compensare il malfunzionamento dell’apparato cardiocircolatorio) devono evitare di assumere kudzu, a meno che non vi sia la supervisione di un medico specializzato che ne attesti la sicurezza e che consigli il giusto dosaggio.
    A causa delle sue proprietà ipotensive, i pazienti che assumono medicinali con la stessa funzione potrebbero riscontrare effetti collaterali importanti, come un eccessivo calo della pressione, al quale potrebbero far seguito una serie di conseguenze gravi.

    Le donne che assumono pillole anticoncezionali devono evitare di consumare kudzu in tutte le sue forme, poiché questa pianta contiene sostanze che si comportano come gli estrogeni nell’organismo. Ciò vuol dire che, assunto insieme a questi medicinali, il kuzu ne riduce l’efficacia.

    Anche i soggetti diabetici che fanno l’insulina o prendono medicinali ipoglicemizzanti devono evitare di mangiare i derivati di questa pianta, poiché la stessa ha le medesime proprietà (abbassa quindi il livello di zuccheri nel sangue).

    Chiunque assuma abitualmente un qualsiasi tipo di medicinale deve sempre rivolgersi al proprio medico per ricevere consigli e delucidazioni sulla possibile aggiunta del kuzu nella propria alimentazione.




    RIBES NIGRUM, l’Antinfiammatorio naturale

    Secondo questo autore, il Ribes sarebbe capace di guarire febbri, pesti, ittero, calcolosi e piaghe.

    Il Ribes Nero (Ribes nigrum) è un arbusto deciduo caratterizzato dalla corteccia liscia, con un’altezza che può raggiungere anche i due metri.

    Il Ribes Nero è conosciuto soprattutto per i suoi frutti: piccole bacche nere globose ricche di semi, che generalmente compaiono nei  mesi di agosto e settembre.

    Diffuso originariamente nel territorio Europeo e Asiatico, il Ribes Nero, in particolare i suoi frutti, è stato da sempre utilizzato per le proprietà toniche e rinvigorenti, nonché antiossidanti.

    Il ribes nero è attualmente noto come un frutto sano e viene utilizzato per preparare vari cibi e bevande, come marmellate e succhi di frutta. È usato anche per estrarne un olio ricco di vitamina E e acidi grassi insaturi, tra cui acido alfa-linolenico e acido gamma-linolenico.

    Solo in epoche recenti si è potuta apprezzare l’attività biologica delle foglie di ribes, caratterizzate dalle ottime proprietà diuretiche e depurative, nonché antinfiammatorie.

    Proprietà:

    spiccata attività sulla corteccia surrenalica.

    Sperimentalmente agisce sui granulociti eosinofili.

    Indicazioni:

    • Sindromi infiammatorie generali e locali, soprattutto a livello respiratorio, digestivo e urinario.
    • Sindromi allergiche in generale.
    • Oculorinite allergica stagionale.
    • Asma bronchiale.
    • Tonsilliti e/o rinofaringiti recidivanti.
    • Orticaria, edema di Quincke.
    • Sindromi febbrili influenzali.
    • Sindromi cefalalgiche, in particolare cefalea vasomotoria.
    • Cisti ovarica, fibromioma uterino.
    • Ipotensione arteriosa.

    Modalità di prescrizione:

    Associare uno o più fitoterapici o gemmoderivati, in base alla sindrome da trattare.

    In particolare nelle sindromi influenzali sono utili complementari Alnus glutinosa e Betula pubescens, somministrati in alternanza (100 gocce ogni 2 ore).

    Tratto dal libro di Fitoterapia e Gemmoterapia di Bruno Brigo


    Ribes Nigrum Gemmoderivato di Ecosalute

     

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    Principi attivi

    Le ottime proprietà biologiche del Ribes Nero, nonché le relative ripercussioni cliniche, hanno spinto ricercatori di tutto il mondo a caratterizzarne la composizione e soprattutto a individuare i principi attivi in esso contenuti.

    Grazie all’ausilio di nuove tecnologie e di metodi di valutazione sempre più sensibili e precisi, si è potuto ottenere un elenco abbastanza forbito di principi attivi presenti nelle foglie e nei frutti del Ribes Nero:

    • Sali minerali
    • Acido gamma-linolenico (GLA)

    La ricchezza e la varietà biologica dei principi attivi spiegherebbero quindi le numerose virtù terapeutiche e biologiche del Ribes Nero.

    I frutti di ribes nero sono ricchi di vitamina C (da 50 a 280 mg per 100 g di frutto o 300 mg/100 ml di succo), che insieme all’alto contenuto di flavonoidi ne rafforza la capacità antiossidante e aumenta il potenziale per promuovere benefici per la salute.

    Usi e Proprietà

    I dati che emergono dagli studi dimostrano la potenziale efficacia del Ribes Nero come:

    • Antiossidante. Gli studi condotti hanno dimostrato come i numerosi antiossidanti, presenti sia nei frutti che negli estratti delle foglie, possano proteggere strutture e tessuti, soprattutto quelli cardiovascolari, dall’azione lesiva delle specie ossidanti.
    • Immunostimolante. Uno studio su adulti anziani sani ha dimostrato che l’olio di semi di ribes nero ha potenziato il sistema immunitario 2.
    • Antinfiammatorio. Estratti di Ribes Nero, utilizzati anche a dosaggi relativamente bassi, si sono rivelati efficaci nel ridurre le concentrazioni ematiche di citochine infiammatorie, rappresentando un ottimo alleato terapeutico in tutti quei disturbi associati a flogosi.
    • 3.
      In un altro studio, dopo 24 settimane di trattamento con olio di semi di ribes nero, i sintomi della malattia nei pazienti con artrite reumatoide sono stati ridotti 4.
    • Protettore cardiovascolare. L’elevato contenuto di antiossidanti da un lato, nonché la naturale attività antinfiammatoria dall’altro, potrebbero garantire un imponente attività preventiva in ambito cardiovascolare, soprattutto per pazienti ad elevato rischio di  infarti, patologie vascolari e cardiopatie in genere.
    • Protettore della vista. L’elevato contenuto di carotenoidi, antociandine e Vitamina C spiegherebbe il ruolo protettore nei confronti della retina espletato dal Ribes Nero. La sua efficacia è stata studiata in corso di glaucoma, invecchiamento precoce della retina e altre patologie oftalmologiche 5.
      Queste proprietà sembrano dovute principalmente agli antociani del ribes nero. In uno studio, gli antocianosidi di ribes nero alla dose di 50mg hanno avuto effetti protettivi sulla vista di 12 soggetti sottoposti a condizioni di affaticamento visivo 6.
      Un altro studio di due anni, ha scoperto che gli antociani del ribes nero hanno contribuito a ridurre la perdita della vista e a migliorare il flusso sanguigno agli occhi nei pazienti con glaucoma 7.
    • Tonico. Differenti studi, nonché gli usi tradizionali, sostengono l’attività antifatica del Ribes Nero, garantendo da un lato una miglior ossigenazione muscolare e dall’altro contrastando il danno ossidativo che si osserva durante l’esercizio fisico o l’impegno muscolare in genere.

    Alle suddette attività si aggiunge la potenziale utilità del Ribes Nero nella gestione di patologie respiratorie, allergie, patologie dermatologiche, fatica cronica, patologie autoimmunitarie, artriti e reumatismi.

    Benefici per la Pelle

    Ribes e Protezione Solare

    Negli ultimi anni, agli usi tradizionali riservati al Ribes Nero se ne è aggiunto uno molto importante legato alla medicina antiaging in generale e alla cosmetologia antiaging nello specifico.

    Le medesime attività descritte in precedenza, classicamente sfruttate come metodo preventivo soprattutto in ambito cardiovascolare, risultano potenzialmente utili ed efficaci anche in ambito dermatologico e cosmetologico.

    Ad esempio, l’intensa attività antiossidante espletata dal Ribes Nero potrebbe rivelarsi utile nella protezione cutanea dal danno ossidativo indotto dalle radiazioni UV.

    In questo senso, l’opportuna integrazione con estratti a base di Ribes Nero, potrebbe potenziare sensibilmente le difese antiossidanti organiche e cutanee, riducendo gli esiti dermatologici legati all’eccessiva esposizione agli UV.

    Di conseguenza, i principi attivi dotati di potere antiossidante, potrebbero nel lungo periodo contrastare anche gli effetti tipici del photoaging, promuovendo così un miglior stato di salute cutanea.

    Ribes e Dermatite

    Interessanti applicazioni potrebbero derivare dall’utilizzo del Ribes Nero come naturale antinfiammatorio. Molte patologie dermatologiche, infatti, sono sostenute dalla persistenza di stimoli flogistici, nonché dalla presenza massiva di citochine infiammatorie.

    Numerosi studi hanno dimostrato l’efficacia del Ribes Nero nel ridurre le concentrazioni ematiche dei mediatori della flogosi e contestualmente migliorare la sintomatologia correlata. In questo senso si è potuta caratterizzare al meglio la funzione protettiva del Ribes Nero nei confronti di patologie dermatologiche come l’eczema o la dermatite atopica.

    Ashigai et al.(2018) hanno dimostrato l’efficacia dell’assunzione orale di polisaccaridi di ribes nero nella riduzione della disidratazione cutanea causata dalla luce ultravioletta nei topi. Hanno anche osservato riduzioni nei marker di infiammazione 8.

    Più recenti sono invece le evidenze, seppure ancora sperimentali, che descriverebbero l’utilità degli estratti di Ribes Nero nel riprogrammare l’attività dei fibroblasti, incrementando la produzione di collagene, elastina, laminina e altre proteine della matrice 9. Questa attività, se confermata, potrebbe rivelarsi particolarmente utile nelle strategie cosmeceutiche ed antiaging.

    Olio di Ribes Nero

    L’olio di ribes nero (INCI Ribes Nigrum Oil), insieme ad olio di enotera e olio di borragine,  rappresenta una delle poche fonti vegetali di acido gamma-linolenico (GLA).

    È inoltre ricco di altri acidi grassi polinsaturi essenziali, quali acido alfa-linolenico, acido oleico e linoleico.

    L’olio di ribes nero contiene anche una significativa frazione insaponificabile (1-1,2%), composta principalmente da steroli, idrocarburi (soprattutto squalene), alcoli triterpenici e tocoferoli.

    Come fonte di acidi grassi essenziali, l’olio di ribes viene impiegato nella formulazione di creme ad attività idratante, elasticizzante e antiageing.

    Il Ribes Nigrum Oil contribuisce al mantenimento dell’integrità della barriera cutanea e attenua i danni cutanei causati dai raggi ultravioletti, dai radicali liberi e dall’invecchiamento cellulare, in virtù delle sue proprietà emollienti e decongestionanti.

    Dall’osservazione clinica che soggetti con patologie a livello della cute presentano una ridotta attività dell’enzima delta-6-desaturasi, responsabile della conversione dell’acido linoleico in acido gamma-linolenico (GLA), deriva l’impiego di Ribes Nigrum Oil (ricco di GLA) nel trattamento delle manifestazioni cutanee, quali xerosi, dermatiti e psoriasi.

    Non ci sono limiti alle sue concentrazioni di utilizzo, se non quelle legate al suo odore  caratteristico.

    Bibliografia

     

    Ribes Nigrum Gemmoderivato

    Assumere 50 gocce la mattina e altre 50 gocce a distanza dalla prima assunzione. Tenere qualche secondo in bocca per favorirne l’assimilazione sublinguale che ne aumenta l’efficacia. Si consiglia di non assumerlo dopo le 17.00 perché le sue proprietà toniche potrebbero donare vitalità disturbando il riposo notturno.

    La confezione è sufficiente per circa un mese e mezzo

    Ottieni lo sconto tramite link o con codice: Vitamineral

    PROPRIETÀ DEL RIBES NIGRUM

    •  infiammazioni;

    IL RIBES NIGRUM PUÒ ESSER UTILE IN CASO DI:

    • Reumatismi;
    • Artriti o aretrosi.

     COSA SONO I GEMMODERIVATI

    La preparazione dei gemmoderivati è un processo molto delicato.Richiede momenti di raccolta differenti durante l’anno, in base alla pianta e alla parte di essa che deve essere raccolta. La persona che effettua la raccolta deve essere in ottima salute mentre le piante esclusivamente selvatiche o non coltivate con l’utilizzo di diserbanti e pesticidi

    Avvertenze:

    Bibliografia:

    Bruno Brigo, L’Uomo, la fitoterapia, la gemmoterapia, Tecniche Nuove, 2003. Dott. Fernando Piterà, Compendio di gemmoterapia clinica, De Ferrari Editore, 2003.



     




    È proprio necessario assumere vitamina K2 quando si integra Vitamina D?

    Sul Blog Myhdiet

    il Dr.Michael Donaldson, PhD scrive:

    La scienza della nutrizione può creare confusione e, come consumatori, siamo costantemente bombardati da messaggi provenienti da ogni parte. Ci sono così tanti blogger e punti di vista diversi sulla nutrizione. E ognuno ha diritto alla propria opinione e alcuni sono più bravi di altri a sembrare autorevoli.

    Di chi ti fidi?

    Ora la scienza ha dimostrato che la vitamina D e la vitamina K sono piuttosto correlate.

    Esaminiamo queste affermazioni per non utilizzare un integratore di vitamina K2 una alla volta per tutte:

    1. Assumiamo molta vitamina K nella nostra dieta.
    2. I nostri corpi producono vitamina K per noi.
    3. Nessuno è carente di vitamina K.
    4. La vitamina K è pericolosa.
    5. La vitamina D è sicura senza vitamina K.

    Quindi se mangiamo verdure a foglia verde, sì, c’è molta K1 nella nostra dieta, ma c’è pochissima vitamina K2 in una dieta a base vegetale. E la vitamina K1 e K2 sono diverse e non sono completamente intercambiabili. Questo è molto importante da capire.

    2. I nostri corpi producono abbastanza vitamina K per noi?

    Ci sono ancora poche prove che la vitamina K del nostro microbiota intestinale ci faccia molto bene. Un team investigativo del Centro di ricerca sulla nutrizione umana sull’invecchiamento della Tufts University, nel 2017, ha trovato una quantità significativa di menachinoni prodotti nell’intestino ma ha affermato:

    “I menachinoni (la forma della vitamina K2) non sono stati rilevati nel siero, e nemmeno le concentrazioni fecali di i singoli menachinoni né il gruppo menachinone erano associati ad alcun marcatore di infiammazione”.

    Non ci sarebbero problemi di mancata attivazione delle proteine dipendenti dalla vitamina K se i nostri corpi producessero veramente la vitamina K2 per noi. Ma questi problemi influiscono sulla salute delle ossa e contribuiscono alla calcificazione delle arterie cardiache e dei tessuti molli, oltre ad altri effetti di cui stiamo ancora imparando.

    3. Nessuno è carente di vitamina K2?

    L’osteocalcina attivata dalla vitamina K è il rinforzo delle ossa. Proprio come il cemento a base di calcio è fragile senza armatura, così le ossa senza osteocalcina attivata dalla vitamina K sono fragili e soggette a fratture, indipendentemente da quanto dense sembrino essere su una scansione DEXA.

    Ciò è stato dimostrato in uno studio condotto su oltre 7.500 donne anziane sane che vivono in modo indipendente. L’osteocalcina sottocarbossilata è un fattore di rischio accertato e spesso ricorrente per le fratture ossee osteoporotiche.

    Anche i bambini sono sensibili. Quando 20 bambini con fratture a bassa energia sono stati confrontati con un gruppo di controllo di bambini senza fratture, i bambini con bassi livelli di osteocalcina attivata dalla vitamina K avevano un rischio di frattura 78 volte maggiore. (Studio)

    Quindi, un basso livello di vitamina K2 è un enorme fattore di rischio sia per i giovani che per gli anziani.

    Uno studio condotto nei Paesi Bassi, PREVEND, ha dimostrato che circa il 30% della popolazione aveva livelli funzionali insufficienti di vitamina K. Ma era peggio se una persona era già malata. Circa il 50% delle persone che avevano malattie cardiovascolari, diabete o malattie renali croniche non avevano livelli sufficienti di vitamina K2.

    Quindi, concludiamo che l’insufficienza di vitamina K2 è più probabilmente la regola, non l’eccezione, tra coloro che sono anziani o affetti da malattie.

    4. La vitamina K è pericolosa?

    L’interazione tra farmaci anticoagulanti e vitamina K è stata fraintesa. I medici ci dicono di interrompere l’assunzione di vitamina K in modo che non interferisca con i loro farmaci. Ma in realtà sono i farmaci ad essere antagonisti della vitamina K. La vitamina K è ciò che appartiene al corpo e i farmaci interferiscono con tutta l’attività della vitamina K, non solo con la sua attività di coagulazione.

    5. La vitamina D è sicura senza vitamina K?

    Nel 2017 è stato ipotizzato che, poiché la vitamina D provoca un aumento della produzione di proteine dipendenti dalla vitamina K, questa interazione potrebbe portare a una relativa carenza di vitamina K2 in una persona, soprattutto quando si assumono grandi dosi di vitamina D. Ora nel 2019 abbiamo avere la prova. In uno studio randomizzato, controllato con placebo (RCT) su persone con sintomi depressivi, a 66 persone di età compresa tra 60 e 80 anni sono state somministrate 1200 UI di vitamina D3 al giorno per 6 mesi e confrontate con 65 persone che assumevano un placebo. Quando l’analisi ha preso in considerazione l’uso di multivitaminici e antagonisti della vitamina K, è stata riscontrata una differenza significativa nei livelli funzionali di vitamina K a 6 mesi. Il danno sarebbe probabilmente stato peggiore con una quantità utile di vitamina D, come 5000 UI al giorno. Così il gioco è fatto.

    In uno studio randomizzato è stato dimostrato che la vitamina D causa una relativa insufficienza di vitamina K2.
    In realtà non è sicuro assumere grandi dosi di vitamina D senza una buona fonte di vitamina K2.
    Anche se stai assumendo vitamina D per benefici non ossei, dovresti considerare di assumere insieme ad essa la vitamina K2. Quindi, riassumiamo ciò che abbiamo imparato qui:

    1. Assumiamo molta vitamina K nella nostra dieta?
      No. Otteniamo molta vitamina K1, ma non abbastanza vit.K2. E non sono la stessa cosa.
    2. I nostri corpi producono vitamina K per noi?
      La vitamina K del nostro microbiota intestinale non sembra aiutarci molto.
    3. Nessuno è carente di vitamina K2?
      Circa il 30% della popolazione adulta di una città dei Paesi Bassi aveva livelli insufficienti di vitamina K2. Se una persona aveva una malattia cronica, la percentuale era più vicina al 50%. L’insufficienza è molto comune.
    4. La vitamina K è pericolosa?
      I farmaci sono pericolosi e hanno effetti collaterali. La vitamina K è sicura e ha benefìci collaterali.
    5. La vitamina D è sicura senza vitamina K2?
      La vitamina D supplementare senza vitamina K2 provoca una carenza funzionale di vitamina K, dimostrata in un RCT.

    References:

    1. Karl JP, Meydani M, Barnett JB, Vanegas SM, Barger K, Fu X, et al. Fecal concentrations of bacterially derived vitamin K forms are associated with gut microbiota composition but not plasma or fecal cytokine concentrations in healthy adults. Am J Clin Nutr . 2017 Oct ;106(4):1052–61. Available from: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5611782/
    2. Vergnaud P, Garnero P, Meunier PJ, Breart G, Kamihagi K, Delmas PD. Undercarboxylated osteocalcin measured with a specific immunoassay predicts hip fracture in elderly women: the EPIDOS Study. J Clin Endocrinol Metab . 1997 Mar;82(3):719–24. Available from: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/9062471/
    3. Popko J, Karpiński M, Chojnowska S, Maresz K, Milewski R, Badmaev V, et al. Decreased Levels of Circulating Carboxylated Osteocalcin in Children with Low Energy Fractures: A Pilot Study. Nutrients . 2018 Jun 6 ;10(6):734. Available from: http://www.mdpi.com/2072-6643/10/6/734
    4. Riphagen IJ, Keyzer CA, Drummen NEA, De Borst MH, Beulens JWJ, Gansevoort RT, et al. Prevalence and Effects of Functional Vitamin K Insufficiency: The PREVEND Study. Nutrients . 2017 Dec ;9(12):1334. Available from: https://www.mdpi.com/2072-6643/9/12/1334
    5. van Ballegooijen AJ, Pilz S, Tomaschitz A, Grübler MR, Verheyen N. The Synergistic Interplay between Vitamins D and K for Bone and Cardiovascular Health: A Narrative Review. Int J Endocrinol . 2017;2017:7454376. Available from: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29138634
    6. van Ballegooijen AJ, Beulens JWJ, Schurgers LJ, de Koning EJ, Lips P, van Schoor NM, et al. Effect of 6-Month Vitamin D Supplementation on Plasma Matrix Gla Protein in Older Adults. Nutrients . 2019 Feb ;11(2):231. Available from: https://www.mdpi.com/2072-6643/11/2/231




    VITAMINA D: la Grande Guida in 8 punti

     

    Parlare della VITAMINA D in poche righe è molto difficile.

    Anni di raccolta dati e revisione delle guide per rendere chiaro a cosa serve, come si assume, e perché è così osteggiata dalla classe medica (non tutta)

    La presente Guida sulla VITAMINA D comprende i seguenti argomenti:

    1. Argomenti generali sulla VITAMINA D
    2. Esami del sangue
    3. Come integrare la VITAMINA D
    4. Integratori di VITAMINA D
    5. Cofattori della VITAMINA D
    6. Problemi ed obiezioni intorno alla VITAMINA D (prima e dopo)
    7. Malattie e disturbi da carenza di VITAMINA D
    8. ESPOSIZIONE SOLARE e VITAMINA D

    Cliccare sulle immagini o sui titoli relativi per accedere alle 8 guide specifiche per argomento.

     

    Guida VITAMINA D – Parte 1

    Argomenti generali sulla VITAMINA D  Che cosa è, a che cosa serve, è un ormone o una VITAMINA, i sintomi da carenza e le malattie correlate, le controindicazioni ad assumerla, le obiezioni sulla tossicità presunta.

     

    Guida VITAMINA D – Parte 2

    Le analisi del sangue

    Guida VITAMINA D – Parte 3

    Come si integra

    Guida VITAMINA D – Parte 4

    Gli Integratori di VITAMINA D

    Guida VITAMINA D – Parte 5

    I cofattori

    Cofattori della VITAMINA D, altre vitamine e minerali che concorrono ad una efficace integrazione e duraturo mantenimento della VITAMINA D lavorando in sinergia.

    Magnesio, VITAMINA K2, Boro, Zinco, VITAMINA A, Vitamine B2, Omega 3.

     

    Guida VITAMINA D – Parte 6

    Come risolvere i problemi relativi

    Come mai non sale la VITAMINA D, errori comuni.

     

    Guida VITAMINA D – Parte 7

    Malattie e disturbi con carenza di VITAMINA D

    Un elenco di disturbi e patologie correlate alla carenza di VITAMINA D: Ristabilire funzionalità integrandola.

     

     

    Guida VITAMINA D – Parte 8

    ESPOSIZIONE SOLARE e VITAMINA D

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