Iodio e malattie della tiroide: lo scadimento della medicina contemporanea

Copertina del Libro “Terapie Occultate” – Volume 1 – di Jerzy Zieba

 

Eccovi un capitolo tratto dal libro Terapie Occultate di Jerzy Zieba:

Lo iodio, un semplice elemento in traccia, per carenza del quale possiamo ammalarci gravemente, ma anche morire.

Dedico questo capitolo a tutti i malati con patologie della tiroide, ai medici e, in modo particolare, agli endocrinologi.

Spesso dicono che gli integratori a base di iodio sono pericolosi, oppure che non si può assumere lo iodio in dose maggiore di quella raccomandata. Questa paura dello iodio – come quella della Vit. D – viene inculcata agli studenti di medicina da decine di anni. Risultato: tanti malati inutilmente. È comunemente riconosciuto che lo iodio è necessario per il corretto funzionamento della tiroide ma… non è tutto.

Lo iodio svolge un ruolo importante nello sviluppo del feto. La sua carenza, in casi estremi, porta a ipotiroidismo congenito e cretinismo. Anche senza arrivare a situazioni così estreme, l’importanza dello iodio per lo sviluppo del bambino è enorme. alla sua carenza si attribuisce un QI (quoziente d’intelligenza) più basso.

La carenza di iodio nelle donne in gravidanza provoca difetti congeniti nel bambino, aborti, nascituri nati morti. E le donne carenti di iodio che allattano possono aver problemi nell’assicurare ai bambini la giusta dose di questo elemento.

Relativamente di recente è stata scoperta la presenza di recettori dello iodio sulla superficie di ogni cellula del nostro organismo, come nel caso della Vit. D. Dunque, subito sorge il dubbio (come nel caso della Vit. D): “se così è, forse abbiamo necessità di questo iodio più di quanto ci viene detto? Qual è il vero fabbisogno rispetto alle dosi attualmente raccomandate?

Lo iodio può essere assolutamente sicuro anche se consumato in dosi 100.000 volte superiori a quelle raccomandate. Sorpresi? Suppongo di si. Un po’ di pazienza…

Iodio: una forma sicura e una pericolosa

Ad un numeroso gruppo di pazienti malati ai polmoni furono prescritti 6.000 mg (!) di ioduro di potassio al giorno senza nessun effetto negativo sulla salute.

Sicuramente tanti lettori si domanderanno: come mai? La risposta è molto semplice. Come sono stati messi nello stesso mazzo la luce UVA e UVB, la Vit. K1 e K2 e tutti gli otto ingredienti della Vit. E, lo stesso è stato fatto con lo iodio. Dov’è il problema? Lo iodio è presente in due forme:

    1. iodio organico
    2. iodio inorganico

L’unica forma sicura di iodio è quella Inorganica, non radioattiva.

Purtroppo i gravi effetti collaterali, provocati dai preparati contenenti iodio, vengono attribuiti esclusivamente allo iodio, mentre la vera colpevole è tutta la particella alla quale lo iodio è legato. Da qui nasce l’equivoco.

Per cui ogni volta che parleremo di iodio, parleremo sempre, senza eccezione, della sua forma INorganica e NON radioattiva.

Ricordiamo:

– iodio inorganico e non radioattivo: BENE
– iodio organico e radioattivo: MALE

Lo iodio, come tale, non è pericoloso. Invece sotto forma di molecola organica sì, lo è, e molto.

Da parecchio tempo sono comparse pubblicazioni sugli effetti negativi dello iodio nelle terapie. Il più delle volte i titoli stessi hanno allarmato il lettore perché contenenti affermazioni del tipo: “ipertiroidismo provocato dallo iodio…” o “intossicazione provocata dallo iodio…” ecc. Analizzandole meglio, però, si evince che, sì, provocavano effetti collaterali ma, lo iodio utilizzato nei preparati (farmaci) era in forma organica! Veramente è così difficile distinguere l’erbaccia dal grano? Intanto il nostro cervello ha già codificato che “lo iodio è pericoloso”.

La natura umana, di per sé, predilige le generalizzazioni: sono più facili da accettare.

Invece un’analisi più approfondita richiede un minimo di sforzo e per farlo siamo troppo pigri. E così mettiamo, di nuovo, nello stesso mazzo l’innocuo iodio inorganico (per esempio la soluzione di Lugol) insieme al tossico iodio organico, cioè quello contenuto nei farmaci prodotti dall’industria farmaceutica.

Lo iodio è stato il primo elemento testato sugli esseri umani, eppure la sua carenza è la più diffusa al mondo.

Tante volte i medici parlano della carenza di iodio ma quanti di loro consigliano la sua integrazione nella sua forma migliore, quella inorganica? Hanno paura anche se questa “iodofobia” non ha nessun fondamento: le tre generazioni di medici hanno somministrato iodio, nella forma di iodio/ioduro di potassio, in dosi addirittura dai 12.5 fino ai 37.6 mg (mg, non microgrammi); hanno dimostrato la sua totale sicurezza. Per qualche strano motivo l’ambiente medico, con molto fervore, diffonde qualunque – anche il più banale – effetto collaterale provocato dalla forma inorganica dello iodio, mentre, nello stesso tempo, è infinitamente tollerante quando si tratta dei serissimi effetti collaterali della sua forma organica e radioattiva.

Al momento di decidere la terapia da scegliere e la prescrizione di iodio, all’improvviso ci dimentichiamo delle sue due forme. Di nuovo, tutto nello stesso mazzo: si attribuiscono effetti collaterali all’elemento in sé, senza distinguere la forma chimica usata. La mancanza di logica è terrificante.

Eppure, più di cent’anni fa, si cominciò a somministrare iodio in forma inorganica, come panacea di quasi tutto:

    • paralisi
    • aneurisma
    • intossicazione da piombo o mercurio
    • aterosclerosi
    • malattie della tiroide
    • emofilia
    • discinesi (incontrollati movimenti del corpo)
    • scrofulosi (infiammazione dei linfonodi generata da micobatteri)
    • fistola lacrimale,
    • patologie dell’anca
    • sifilide
    • infiammazioni acute
    • cancrena
    • gotta
    • lupus
    • difterite
    • asma
    • ulcerazioni
    • bronchite
    • ascesso, foruncolo
    • patereccio (lat. panaritium)
    • geloni

Ovviamente questa lista non è completa. Già negli anni 1820-1840 comparvero numerose pubblicazioni sui vantaggi della somministrazione di preparati di iodio (inorganico!).

Purtroppo queste pubblicazioni stranamente “evaporarono” dagli archivi di tutte le biblioteche americane. Non è la prima volta che succede. E non solo con le pubblicazioni riguardanti lo iodio.

Albert Szent-Gyorgy, premio Nobel, medico che nell’anno 1928 cristallizzò la Vit. C, disse:

“Quando ero ancora uno studente di medicina, lo iodio in forma KI (ioduro di potassio) fu considerato un rimedio universale. Nessuno sapeva come funzionasse, ma ebbe effetti molto positivi su un paziente. Tra noi studenti era popolare il detto : “se non sai dove e perché, prescrivi K e I”
(che in inglese fa rima, ma non nella traduzione).
“If you don’t know whwere and why, prescribe K and I”.

Nel 1956 esistevano già 1.700 preparati contenenti iodio, e migliaia di prove della loro efficacia e sicurezza:

ATTENZIONE:

Iodoral R è un preparato contenente 5 mg di iodio e 7.5 mg di ioduro di potassio. È dunque la soluzione di Lugol in compresse. Adesso è l’unico preparato del genere sul mercato, purtroppo solo negli USA.

Iodio: terapia delle “inguaribili” malattie della tiroide

Tutti i lettori sono a conoscenza che le patologie più frequenti della tiroide sono l’iper o l’ipotiroidismo. Se la somministrazione di iodio in caso di ipotiroidismo è ancora abbastanza tollerato, in caso di ipertiroidismo il suggerimento suscita una pessima reazione nei medici. L’ipertiroidismo può essere provocato da un’auto- aggressione dell’organismo (malattia autoimmune), come nel caso del Morbo di Graves-Basedov che costituisce il 90% dei casi di ipertiroidismo, oppure no (non autoimmune).

Oggi non sappiamo curare le malattie autoimmuni. Questi malati sono condannati a non guarire mai, se si rivolgono a un medico che non sa curare questo tipo di malattia (la maggioranza!). Gli studenti di medicina, ancor prima della laurea, vengono privati di qualsiasi pensiero critico e autonomo, indottrinati come sono, fin dall’inizio della carriera professionale, che queste malattie sono inguaribili, quindi vengono curati i sintomi.

Nella clinica del dott. Biedl questa patologia veniva curata e anche i pazienti con una forma acuta reagivano benissimo alla somministrazione di iodio.

Una sostanza semplice, innocua e poco costosa.

Somministrando iodio solo nei casi di ipertiroidismo (non dimentichiamo che in questi casi ci viene detto che – per amor di Dio! – non lo si può usare), la guarigione avvenne nell’ 88% dei casi. Altri medici affermarono che somministrando solo una semplice soluzione di Lugol nella dose di 6-90 mg, ottenevano la guarigione nel 92% dei casi. Dose 600 volte maggiore di quella oggi raccomandata! Vennero guariti pazienti da una malattia che oggi colpisce milioni di persone, particolarmente le donne. Non c’è bisogno di aggiungere che – ovviamente – non ci furono effetti collaterali. Il tutto fu riportato in pubblicazioni mediche.

I risultati furono straordinari. Vorrei qui far notare ai lettori un piccolo ma importante dettaglio che potrebbe essere sfuggito. Questi fantastici casi di GUARIGIONE furono il risultato di somministrazione di iodio. E furono descritti quasi 100 anni fa!

Dunque, allora i medici conoscevano la cura. E oggi non più? Questo è il “progresso” raggiunto in questo campo. Abbiamo fatto passi indietro. È evidente. Dispiace solo per chi si ammala oggi: se fosse vissuto 100 anni fa, sarebbe guarito. E oggi?

Oggi abbiamo a che fare con un’amnesia di massa tra i medici. Stranamente sono stati dimenticati tutti gli studi precedenti, le osservazioni e i successi raggiunti grazie a una sostanza semplice e poco costosa:

Oggi la terapia dell’ipertiroidismo consiste in:

    1. somministrazione di sostanze sintetiche, le cosiddette sostanze antitiroidee o tireostatici, che provocano una lunga lista di effetti collaterali
    2. applicazione di iodio radioattivo per “friggere” la tiroide, il che favorisce l’insorgenza del tumore della tiroide (tornerò a questo dopo),
    3. l’uso del bisturi: tagliare e…. il paziente è a posto! Veramente? Chi ci è passato sa che cosa intendo.

Quale centro medico, con la tecnologia più moderna a disposizione, può vantare il 90% di guarigioni dell’ipertiroidismo SENZA l’uso di pericolosi farmaci come il nocivo iodio radioattivo, e senza il bisturi? E soprattutto senza effetti collaterali? Questa è una vergogna e un fallimento.

Lo iodio veniva usato nella terapia del Morbo di Graves-Basedow già nel 1940 da… von Basedow stesso (!) e da Stokes nel 1845, anche Trousseau ed altri medici curavano ciò che i medici oggi non sanno curare. E ci sono pubblicazioni.

Oggi la tiroide viene avvelenata, tagliata o fritta con iodio radioattivo.

Responsabilmente bisogna ammettere che esistono rari casi in cui, nonostante una lunga somministrazione, il paziente non reagisce. In tal caso bisogna trovare una soluzione più radicale, ma solo dopo il fallimento della terapia con lo iodio, non automaticamente. Ho già premesso che non sono nemico di farmaci, chemioterapia o chirurgia così per partito preso. Servono, ma solo quando sono assolutamente indispensabili. In alcuni casi non possiamo fare a meno della mano e del bisturi del chirurgo.

Qui vorrei ricordare che nella famosa clinica Mayo, negli USA, venne utilizzata la soluzione di Lugol prima e dopo un intervento chirurgico, e ciò permise di evitare tanti postumi.

Sottolineo che gli studi citati non vennero eseguiti in un garage o in una cucina, anche se risalgono a tanto tempo fa. Per esempio, il dott. P. Beebe, di New York, così descrive la sua più che decennale esperienza nella terapia dell’ipertiroidismo somministrando iodio:

“Dalla mia esperienza risulta che lo iodio è una delle migliori sostanze terapeutiche che abbiamo per curare il gozzo nella sua forma ipertiroidea. Certamente, come nel caso di ogni farmaco forte, si può far danno, come si può far danno applicando altri farmaci. Negli ultimi dieci anni ho curato un gran numero di malati di ipertiroidismo e, nella maggior parte dei casi, l’utilizzo di iodio ha costituito parte della terapia. Non vi è nessun pericolo se la dose viene scelta adeguatamente al caso. L’eccessiva sensibilità allo iodio, descritta da alcuni autori, è un fenomeno raro. Se la dose è adeguatamente regolata, non c’è rischio di effetti collaterali”.

(Nell’originale si parla di “iodismo”, che probabilmente voleva significare intossicazione da iodio, o “Basedow” provocato da iodio):

La letteratura scientifica suggerisce che l’utilizzo della soluzione di Lugol da parte dei medici di “quel tempo”, nel caso del Morbo di Graves-Basedow, dà risultati molto migliori – e con meno complicanze – dell’utilizzo separato di iodio o di ioduro di potassio separatamente:

Ovviamente, a quei tempi, i medici non introducevano altri elementi di cura legati a cambiamenti dell’alimentazione. Allora poco si sapeva di vitamine, minerali o di sostanze o elementi di traccia indispensabili per la salute umana. Oggi sappiamo molto di più sull’argomento. Sappiamo quanto sia importante un’alimentazione adeguata. Oggi, volendo, si potrebbe curare questa patologia ancora meglio.

La mente di un medico sveglio, dopo aver letto che l’ipertiroidismo veniva curato così efficacemente già 100 anni fa, dovrebbe illuminarsi come un albero di Natale. Ma come può farlo, se non ne è a conoscenza? Lui sa soltanto quello che gli è stato insegnato. E che cosa gli è stato insegnato? Veramente poco.

Qualcuno dirà: “Va beh…. abbiamo in vendita il sale iodato”.

Sì, solo che per soddisfare almeno la minima quantità di iodio richiesta dall’organismo, circa 12.5 mg, bisognerebbe consumare quasi 165 gr di sale, cioè 35 cucchiaini da tè. Forse qualcuno ci riesce. Io: passo . Anche se qualcuno ci riuscisse, probabilmente si procurerebbe notevoli danni. Il sale iodato contiene iodio, ma solo sotto la forma di ioduro di potassio. E il nostro organismo DEVE avere anche iodio in forma elementare, non legata, così come lo è nella soluzione di Lugol. Il tessuto del seno, per esempio, per rimanere sano ha bisogno di iodio elementare. È solo un esempio.

Vale la pena di notare che, prima di introdurre il sale iodato, negli USA in realtà non esistevano malattie tiroidee autoimmuni, come per esempio il Morbo di Hashimoto, nonostante che in quel periodo i medici americani utilizzassero litri di soluzione di Lugol, quasi per ogni male.

Il Morbo di Hashimoto è una tiroidite cronica. Secondo i manuali, è inguaribile. Ovviamente non è vero: dal Morbo di Hashimoto si guarisce, bisogna solo sapere come curarlo. Così come nel caso di aterosclerosi, osteoporosi e altre patologie “inguaribili”.

Quando nel 1930 l’industria farmaceutica dette inizio alla produzione di ormoni tiroidei, gli endocrinologi cominciarono a prescriverli ai pazienti con ipotiroidismo e con semplice gozzo, al posto della soluzione di Lugol usata da decenni. Gli endocrinologi supponevano che, utilizzando sale iodato, la carenza di iodio sarebbe stata combattuta, il che – come abbiamo visto – è lontano dalla verità. Già nel 1950 la maggior parte degli endocrinologi trascurava il fatto che il fabbisogno di iodio non si limita esclusivamente alla tiroide, e che i loro predecessori, utilizzando per decine di anni molto più iodio di quello raccomandato oggi, restituivano salute alla gente.

Sappiamo che lo iodio è necessario alla tiroide per sintetizzare la tiroxina, conosciuta come T4. Invece di utilizzare lo iodio per permettere alla tiroide la sintesi di questo ormone, cominciarono a somministrare un ormone pronto! Oggi Eutirox è onnipresente. Il nostro organismo ha precisissimi meccanismi di controllo della quantità di ormone prodotto e secreto. Mai e poi mai, assumendolo dall’esterno, potremmo indovinare la dose giusta richiesta dall’organismo. Da ciò derivano effetti collaterali, come nel caso dell’insulina. Molto meglio stimolare la tiroide con lo iodio, perché produca da sola il T4 nella quantità necessaria e a momento debito. È vero che l’organismo trasforma poi il T4 in T3, una forma attiva, ma… perché usare un ormone sintetico quando quello naturale, prodotto dalla tiroide, è molto più sano? Che cosa ha provocato questo atteggiamento “strano”? Ha vinto un ormone sintetizzato artificialmente, ma qualcuno ci ha rimesso la salute. Principalmente le donne, che adesso più frequentemente soffrono di ipertensione, diabete, obesità, tumori al seno e alla tiroide:

Veramente ci siamo dimenticati che l’utilizzo di un “surrogato” della tiroxina (T4) incrementa il rischio d’insorgenza del tumore al seno?

Questi sono anche i risultati della iodofobia che fu scatenata, ed è tuttora presente.

“Effetto Wolff-Chaicoff”: un imbroglio ossequiato dalla medicina ancora oggi

Come si spiega, dunque, che oggi lo iodio viene evitato come fosse la peste, mentre prima della seconda guerra mondiale era considerato la panacea di tutti i mali? La prima, e forse maggiore, responsabile fu una pubblicazione del 1948 a cura di due scienziati: Wolff J and Chaikoff

Ora chiederei ai medici, e particolarmente agli endocrinologi, di riflettere.

Per coloro che non sono laureati in medicina, prima di spiegare meglio, devo fare una premessa. Quando la tiroide è satura di iodio come un secchio pieno d’acqua, non è in grado di assorbirne neppure una “goccia” in più. Questa sua caratteristica fu sfruttata dopo la catastrofe di Chernobyl, quando l’aria si riempì di polveri di iodio radioattivo. Vennero somministrate grandi quantità di soluzione di Lugol. Non ho mai sentito che qualcuno fosse morto per questo. Lo iodio, contenuto in così grande quantità nella soluzione, saturò totalmente la tiroide, impedendole l’assorbimento dello iodio radioattivo delle polveri tossiche perché era già“piena”. Se non fosse stata saturata dallo iodio della soluzione di Lugol, avrebbe assorbito lo iodio radioattivo con gravi conseguenze: la distruzione della tiroide con alta probabilità di sviluppo di tumori. Sarebbe stata una tragedia. Questo successe allora. Oggi “APPOSTA” prescriviamo iodio radioattivo perché così “curiamo” la tiroide. Che bel “progresso” in medicina!

Torniamo alla pubblicazione di Wolff e Chaikoff. Scrissero le loro osservazioni in seguito alla somministrazione intraperitoneale di ioduro in quantità crescenti. Osservarono che fu quasi impossibile captare lo iodio radioattivo somministrato successivamente. Ora sappiamo perché: la tiroide di quei topi era stata saturata precedentemente dallo iodio. Come interpretarono, però, questi due signori i risultati delle loro osservazioni? Non ci crederete! Affermarono che “un così alto livello di iodio inorganico blocca la produzione di ormoni tiroidei, causando ipotiroidismo e formazione di gozzo.
E la loro conclusione “lo iodio è pericoloso” si diffuse nel mondo. Ereditò addirittura i loro nomi : “Effetto Wolff-Chaikoff”. Se è formalmente considerato “un effetto” di qualcosa, si evince che debba essere vero.

Il mondo medico ebbe uno scossone. L’attacco allo iodio si scatenò alla velocità della luce. In seguito a questo articolo ne uscirono altri, insieme a numerosissime pubblicazioni che avvertivano della sua pericolosità. Venne rimosso da tutti i prodotti e sostituito con la versione organica, nociva per l’uomo! I mulini smisero di aggiungerlo alla farina e, per renderla più soffice, usarono i composti di bromo! Si… BROMO! Non sbaglio. Veniamo avvelenati. I composti di bromo, in realtà, vengono rimossi, ma… dal sale. E ci martellano di consumare meno sale possibile! Nello stesso tempo risultò che sostituendo la combinazione iodio/ioduro di potassio con il bromo, andava crescendo l’incidenza del tumore al seno e alla tiroide. Un caso?

Il mondo medico diffuse le informazioni sull’”Effetto Wolff-Chaikoff” in tutte le facoltà di medicina del mondo.

L’entusiasmo entrò nelle università dalla porta, ma il cervello… uscì dalla finestra. Nessuno, per farsi un’opinione e prendere decisioni, aspettò la conferma di queste notizie così eclatanti da parte di un qualche diverso istituto. Eppure la conferma di una ricerca è sempre, senza alcuna eccezione, la regola base per accettare un’affermazione scientifica. È sempre stato così, ma non in questo caso. E che succederebbe se nessun altro fosse in grado di ripetere i loro studi con lo stesso “effetto”? In tal caso dovremmo cestinarli insieme alla conclusione. Si fa sempre così. Sono stati svolti altri studi? Ovviamente sì. Mai nessuno è riuscito ad ottenere lo stesso risultato! Non c’è stata, e non c’è ripetibilità della sperimentazione di Wolff-Chaikoff. Il che, in condizioni normali, porta al totale rigetto dei loro risultati.

Nel frattempo l’informazione sull’“Effetto Wolff-Chaikoff” ha raggiunto gli ambienti medici, senza verifiche, senza conferme. E si è curata la gente diversamente. Sappiamo con quali risultati.

Mi piace ricordare la conclusione dei loro studi: “un così alto livello di iodio inorganico blocca la produzione di ormoni tiroidei, causando ipotiroidismo e formazione di gozzo”.

Che vuol dire “così alto”? Gli studi in vitro dimostrarono che la concentrazione di ioduro necessario per provocare l’effetto descritto da Wolff e Chaikoff fu di quattro ordini di grandezza maggiore di quelle utilizzate da loro! E quella fu veramente altissima.

Che cosa significa in questo caso? Significa che per provocare quell’effetto nell’uomo e non nel ratto, bisognerebbe prescrivere 50 gr di ioduro di potassio al giorno, pari a 50.000.000 microgrammi! Ricordiamo le raccomandazioni ufficiali? Dovrebbero essere appena 150 microgrammi.

Qualcuno ha notato questo “piccolo” dettaglio? Ma, no! In tante pubblicazioni mediche questo fatto viene citato come… conferma dell’ “Effetto Wolff-Chaikoff”!

Questo argomento è così importante perché è stato la causa di una “correzione” terribilmente dannosa nella terapia della tiroide, condannando milioni di persone a perdita di salute e a cure sbagliate della loro patologia. È tutto? Magari!

Chiedo scusa – ma il problema è serio – se ancora una volta ripeto e sottolineo il senso della conclusione di Wolff e Chaikoff:

“Un così alto livello di iodio inorganico blocca la produzione di ormoni tiroidei, causando ipotiroidismo e formazione di gozzo.

Perché questa ripetizione? Perché in seguito venne fuori che questi due “scienziati”, nei topi usati per i loro esperimenti, nemmeno misurarono il livello di questi ormoni! E in questi topi non risultò né gozzo, né ipotiroidismo! Dunque fu un volgare IMBROGLIO!

Nel 1970 venne di nuovo studiata e rivalutata l’azione della soluzione di Lugol, somministrandola a esseri umani – e non ai topi! – nella dose di 30 mg (5gocce di soluzione) tre volte al giorno. Questi studi, ben progettati ed eseguiti, SMENTIRONO totalmente l’ “Effetto Wolff-Chaikoff”. Queste le conclusioni:

“Nell’ipertiroidismo, lo iodio/ioduro di potassio contenuto nella soluzione di Lugol, somministrato nella dose di 90 mg (!), stimola una tendenza fisiologica alla normalizzazione del funzionamento della tiroide ed è un effetto positivo”

La valanga provocata dagli iodofobi era inarrestabile ormai. Tutto il mondo medico in modo insensato e acritico accettò l’imbroglio dello studio di Wolff e Chaikoff come “certezza” e cominciò a “curare” così come viene fatto tutt’oggi.

Almeno un’università cestinò l’“Effetto Wolff-Chaikoff? Macché…, si continua, con testardaggine, a considerarlo il motivo per non usare lo iodio inorganico nelle terapie (dell’uomo, e non del topo). Cascano le braccia! O forse dovremmo chiederci se “abbiamo uno psichiatra a bordo?”.

Terapia della tiroide – un passo in dietro della medicina contemporanea

Come si evince da numerosi studi e dalla pratica ultracentenaria su molte migliaia di persone, la somministrazione di iodio, nella soluzione di Lugol, porta alla guarigione dall’ipertiroidismo ed alla conseguente “normalizzazione del funzionamento della tiroide”. È veramente così difficile prenderne nota e comprenderlo? Non occorrerebbe chiedersi: “in nome di che cosa, ad un malato con ipertiroidismo “si brucia” letteralmente la tiroide con una sostanza radioattiva “di Chernobyl” con tutte le sue conseguenze, quando, dopo la catastrofe di quel reattore, per paura che mezza Europa potesse rimanere intossicata, in mezzo al panico, fu somministrata – sì! – la soluzione di Lugol? Dunque, la soluzione di Lugol adesso farebbe del male a qualcuno? Si sa, farebbe male, e tanto, ma non al paziente.

Adesso qualche esempio di pagine polacche in Internet (volutamente senza indirizzo):

  • “Molto importante ed efficace metodo di cura è quello con lo iodio radioattivo”.

In questo contesto, mi suona strana la parola “cura” come se si trattasse di un centro benessere S.p.a. per le vacanze. Chi ha subito questa “cura” sa qual è la verità. Ricordiamoci che questo iodio radioattivo è sempre lo stesso iodio dal quale ci siamo protetti – noi e le nostre tiroidi – dopo la tragedia di Chernobyl. E adesso è un mezzo terapeutico!

oppure:

  • “Nella maggior parte dei casi, si prescrivono farmaci anti-tiroidei (tireostatici). Comunque, sempre più spesso, viene applicata la terapia con radioiodio”.

Poi:

  • La terapia del Morbo di Graves-Bassedow è esclusivamente sintomatica. Non conosciamo ancora un mezzo per neutralizzare o prevenire un attacco di anticorpi”.

Veramente non conosciamo il modo per curare questa malattia in modo efficace e sicuro? Oppure abbiamo una cataratta così avanzata che ci rende ciechi?

Più avanti ancora:

  •  “Prescriviamo farmaci appartenenti a due gruppi: farmaci anti-tiroidei e iodio radioattivo. I primi possono alterare la morfologia del sangue e occorre fare prelievi per controllarlo. Lo iodio, invece, distrugge il tessuto tiroideo, quindi vanno controllate le concentrazioni durante la terapia.”

Faccio notare le parole: “Lo iodio, invece, distrugge il tessuto tiroideo”. Capisco che siano inserite nel contesto della prima frase, ma… qualcuno non molto addentro potrebbe pensare che sia vero. Non sarebbe stato meglio scrivere: “Lo iodio radioattivo distrugge il tessuto tiroideo”? Almeno sarebbe onesto e, soprattutto, vero.

E qui un’altra “ciliegina”:

  • “Sempre più spesso viene utilizzata la terapia con radioiodio, un metodo efficace e sicuro”.

Se questo metodo è così efficace e sicuro, forse sarebbe più economico portare i malati direttamente a Chernobyl per sottoporli a radiazioni. Gratuite. Lì il suolo è ancora radioattivo… Potrebbe essere “una S.p.a. ucraina per malati di tiroide” e l’autore dell’articolo potrebbe farne il direttore. Ovviamente mi sto burlando di lui. Ma, sbaglio?

L’uso dello iodio radioattivo nella terapia del Morbo di Basedow è legato all’insorgenza di leucemia e di altri tumori ma a parte questo, è… “un metodo sicuro”.

Per un buon funzionamento del nostro organismo non è necessaria nessuna – ripeto, nessuna – dose di radiazioni o di sostanze radioattive. La prescrizione di farmaci anti-tiroidei provoca il rischio di intossicazione del fegato, così forte che più volte ne è necessario il trapianto. E talora può verificarsi anche il decesso del paziente.

Ripeto: il nostro organismo non si ammala per la carenza di farmaci, ma per la carenza di sostanze naturali, come per esempio lo iodio.
Nella sua forma inorganica, però.

Come si vede, esiste una grande urgenza di aggiornare i medici, spiegando bene la differenza tra la forma organica ed inorganica dello iodio.

Si parla tanto della possibilità di far uso di diversi integratori, minerali, ecc. Ma una delle cause principali di tutte le malattie è la spaventosa intossicazione dell’ambiente, cioè del terreno, dell’alimentazione, dell’aria e dell’acqua…

Le sostanze nocive per l’uomo rimangono, in tanti casi, nel nostro corpo per sempre. Tranne alcune, il nostro organismo non è in grado di eliminarle. La loro presenza disturba l’azione di tante sostanze indispensabili per la salute o le distrugge del tutto. Ci ammaliamo senza la possibilità di guarire, a volte moriamo. A meno che non smettiamo di curare i sintomi e rimuoviamo invece la causa. Come rimuovere però metalli pesanti o altre sostanze tossiche? Veramente non è facile. Non prendiamoci in giro: le varie diete non rimuovono queste tossine, a meno che non siano localizzate nel tessuto adiposo.

Una giusta integrazione di iodio porta ad un incremento delle tossine rimosse con le urine. E non si tratta di tossine qualsiasi. Dopo solo tre compresse del sopracitato Iodoral, nelle urine dei pazienti sono comparse quantità 20 volte maggiori di composti di bromo e fluoro. L’eliminazione delle tossine è stata veloce. L’integrazione è stata efficace anche per eliminare con le urine sostanze come mercurio, cadmio, arsenico o alluminio. È un risultato molto importante. Di questa opportunità abbiamo bisogno, e tanto!

Sarebbe errato pensare che lo iodio serva solo alla tiroide. Anche altri organi ne hanno tanto bisogno e, senza, si ammalano.

Organi come la mucosa dello stomaco, seni o ghiandole salivari, contengono iodio in concentrazione quasi pari a quella nella tiroide. Altri organi che necessitano assolutamente di iodio sono: ovaie, prostata, timo, pelle, cervello, articolazioni, arterie e ossa.

I dottori Guy Abraham, Flechas e Brownstein, in base alla loro pluriennale esperienza, affermano che la dose ottimale, soddisfacente, reale fabbisogno di TUTTO l’organismo, è di circa 12.5 mg al giorno. Le loro ricerche hanno riguardato più di 4.000 persone che hanno assunto 12.5 mg di iodio al giorno; i diabetici, invece, fino a 100 mg al giorno. È risultato che tali dosaggi di iodio hanno portato alla totale guarigione di dolorosissimi noduli al seno; i diabetici hanno potuto ridurre l’insulina; i pazienti con fibromialgia (un dolore diffuso dappertutto, particolarmente nei muscoli e nelle articolazioni) hanno avuto bisogno di meno farmaci o sono guariti del tutto, e i sofferenti di cefalea se la sono scordata del tutto. Non sanno perché, ma lo iodio funziona e tanta è stata la gratitudine dei pazienti.

Le funzioni della tiroide sono rimaste invariate nel 99% dei pazienti. Effetti collaterali come allergia, ingrossamento delle ghiandole salivari o della tiroide, oppure effetti di sovraddosaggio, sono comparsi raramente, in meno dell’1% dei pazienti. Tutto ciò, paragonato a terapie con i farmaci abituali, è un risultato più che eccezionale. Invece sintomi da eccesso di iodio – accompagnati da gusto metallico, rinorrea o rash cutaneo simile all’acne – in realtà furono causati dalla disintossicazione dai bromuri e, dopo aver diminuito la dose di iodio, sono scomparsi del tutto.

L’amidarone, farmaco d’uso comune contro l’aritmia, nella sua struttura chimica è molto simile alla tirossina. I pazienti che prendono 300 mg di Amidarone, ricevono 9 mg al giorno di iodio organico ivi contenuto. Questo non preoccupa affatto i medici, non ne sono allarmati, non temono questo iodio, anche se 9 mg sono 9.000 microgrammi e la dose raccomandata è di soli 150 microgrammi. Veramente siamo di fronte ad una logica contorta.
Purtroppo l’Amidarone provoca ipotiroidismo nel 20% dei pazienti. Gli endocrinologi incolpano di ciò lo iodio liberato dal farmaco e non la nociva molecola organica. Lo fanno senza alcuna prova per sostenere la loro tesi.

Vale ben la pena di conoscere tutto ciò. Vale la pena sapere anche che lo iodio ha un ruolo chiave nella prevenzione del tumore al seno, oggi una vera epidemia. Come detto sopra, i seni – e non solo la tiroide – costituiscono un relativamente grande magazzino di iodio. Più i seni sono grossi, più iodio è necessario. Il loro tessuto ha bisogno di iodio per rimanere sano. Altrimenti nascono diversi problemi di salute. Quando lo iodio scarseggia, la tiroide ed altri organi cercano di captarne il più possibile, e così scarseggia per tutti. La sua carenza in organi come tiroide, seni, ovaie, ecc, apre la strada direttamente a malattie di questi organi.

Influenza dello iodio sul metabolismo ormonale. E che altro?

Nelle donne, in particolare, esiste un forte legame tra iodio e produzione di ormoni come gli estrogeni. Gli estrogeni vengono sintetizzati anche nell’uomo, anche se in quantità minori.

Ciò vale anche per il il testosterone nelle donne. Un’alterazione del delicato equilibrio di questi ormoni può provocare un tumore. Gli estrogeni sono indispensabili per lo sviluppo e il funzionamento di ovaie, utero o seni.

I principali tipi di estrogeni sono:

    1. estrone (E1),
    2. estradiolo (E2)
    3. estriolo (E3).

La questione è che ogni donna non solo necessita di questi ormoni per il corretto funzionamento del suo organismo, ma ne ha bisogno in dosi e proporzioni adeguate. È molto importante perché, per esempio, l’estriolo presenta proprietà antitumorali.

Dunque, quando parliamo di terapia ormonale sostitutiva, è necessario un preciso monitoraggio della quantità e dei rapporti quantitativi tra questi tre tipi di estrogeni. Lo scopo della terapia, come dice il nome, è sostituire questi ormoni sintetizzati dal corpo, somministrandoli dall’esterno. Non potendo monitorare i loro rapporti quantitativi, facilmente si può provocare un disequilibrio e, in seguito, l’insorgenza di patologie tipiche in questi casi, come dolorosi noduli al seno, obesità, tumori, ecc. Per questo ogni frazione va segnata, misurata, ma… per qualche motivo, in Polonia si controlla l’estriolo e l’estradiolo, ma non l’estrone. Perché? Non lo so.

Il dott. Jonathan Wright, ha dimostrato che lo iodio, nella forma della soluzione di Lugol, aiuta a mantenere gli estrogeni nelle giuste proporzioni. Inoltre ha dimostrato che questa soluzione chiaramente favorisce la produzione di estriolo, l’estrogeno che previene l’insorgenza di tumori.

Il dott. D. Brownstein, altro specialista in questo campo, ha confermato che lo iodio aiuta a mantenere il rapporto tra gli estrogeni, in modo tale che l’organismo della donna produca più benefico estriolo. In caso di carenza di iodio, è quasi impossibile mantenere l’equilibrio degli estrogeni.

Per questo motivo spesso ci troviamo in situazioni in cui un endocrinologo a tutti i costi cerca di riequilibrare gli estrogeni in una paziente, e non ci riesce, perché prima non ha integrato lo Iodio carente. Spesso, dunque, agisce “alla cieca”. L’eccesso di estrogeni, come l’eccesso di insulina, è molto pericoloso. Quando “manipoliamo” le quantità degli estrogeni somministrati dall’esterno a donne in post -menopausa, le difficoltà nel mantenere il loro giusto equilibrio costituiscono dunque un problema. E, come sappiamo, a volte finisce male.

È stato dimostrato che la carenza di Iodio è accompagnata da alterazioni nella produzione degli estrogeni nelle ovaie, nonché da cambiamenti nel funzionamento dei recettori di estrogeni nei seni. In questi casi le ovaie cominciano a produrre troppi estrogeni e i recettori di estrogeni nei seni, iper-sensibilizzati, li captano più facilmente. È un male, perché ciò può portare all’insorgenza di tumore (al seno).

L’integrazione di Iodio normalizza completamente questo stato. A patto che la si faccia. Ma… quale donna la fa? Proprio questo è uno degli elementi importanti nella prevenzione del tumore al seno. Allora la cosiddetta “diagnosi precoce” non serve più. Partecipando ad una conferenza a Los Angeles sulla terapia alternativa del tumore, mi ricordo benissimo il caso di una donna con tumore al seno che guarì completamente, integrando soltanto lo Iodio.

Specialisti americani molto conosciuti, che si occupano di Iodio, tiroide e tumori, sono concordi nell’affermare che il deficit di Iodio aumenta l’insorgenza di tumori al seno, stomaco, tiroide, laringe, ovaie e utero:

Già nel 1896 fu notato il legame tra ipotiroidismo e tumore. Anche se non vennero condotti studi concreti, dall’esperienza clinica di tanti medici risulta che questo legame esiste. Significa che le donne con ipotiroidismo più spesso si ammalano di tumore al seno:

L’ipotiroidismo favorisce, ovviamente, una diminuita resistenza di tutto l’organismo. Come ho già detto, un sistema immunitario mal funzionante è causa di tumori. In caso di ipotiroidismo, i processi biochimici avvengono più lentamente, compaiono stanchezza, secchezza della pelle, freddo alle estremità del corpo, sovrappeso, e tanti malati riferiscono che “il loro cervello lavora a rilento”. Somministrando ormone tiroideo si possono alleviare questi sintomi. Di nuovo “curiamo” i sintomi, ma alleviarli non vuol dire rimuoverne la causa! La causa è la carenza di iodio. Lo iodio è assolutamente necessario perché l’organismo sia in grado di produrre un’energia sufficiente.

Se, nel caso di carenza di iodio, “stimoliamo” la tiroide somministrando ormoni artificiali, come per esempio l’Eutirox, allora:

    1. Artificialmente acceleriamo il metabolismo, il paziente perde peso, è più lucido, si sente meglio, ecc. Il paziente è contento e il suo medico pure. Ma… lo Iodio non c’è, come prima.
    2. Accelerare artificialmente il metabolismo prescrivendo Eutirox, senza integrazione di Iodio, provoca un fabbisogno di Iodio ancora maggiore. È il cane che si morde la coda, perché la tiroide (senza Iodio) funziona in modo coatto e ciò di cui ha veramente bisogno comunque non gli viene fornito.

È un procedimento pericoloso perché abbiamo portato l’organismo ad uno stato di accelerazione forzata, quindi necessita di ancora più Iodio. Controlliamo gli ormoni tiroidei FT3/FT4 e tutto sembra OK, ma dopo un po’ di tempo il paziente si ammala ancora. E questa volta compare una diversa patologia.

Ricordiamoci che lo Iodio serve non solo alla tiroide….

È facile dedurre che, se nel momento in cui compare una patologia causata dalla carenza di una sostanza necessaria al funzionamento di diversi organi, noi “supportiamo” artificialmente un organo solo, provocando contemporaneamente un maggior fabbisogno di questa sostanza, prima o poi altri organi ce lo segnaleranno. E lo faranno, ammalandosi. E così andremo a curare un altro organo eliminando i sintomi, perché della vera causa ci siamo già dimenticati. E siamo da capo. Senza fine…, cioè fino alla fine, ma non quella che vorremmo.

Angelina Jolie, famosa attrice americana, nel 2013 ha sconvolto il mondo rivelando di aver rimosso ambedue i seni per paura del tumore. La decisione fu presa in seguito alla notizia che il gene BRCA1, responsabile della riparazione cellulare nel suo organismo, era mutato. Quando la funzione di questo gene viene indebolita, i danni provocati portano all’insorgenza del tumore al seno con altissima probabilità (anche del 90%). Gli scienziati, poco fa, hanno affermato che la combinazione di Iodio e Ioduro di Potassio (soluzione di Lugol) stimolerebbe la maggiore attività del gene BRCA1, il che, naturalmente, è molto vantaggioso. Significa che la somministrazione di soluzione di Lugol, in questi casi, proteggerà le donne al cento per cento dal tumore?

Certamente no, è ovvio, ma… non tutte le donne saranno mai sottoposte a un esame di questo tipo. E poi si parla di PROBABILITÀ e non di certezza al 100%. In altre parole, merita che questa probabilità venga ridimensionata.

Un modo semplice, e sempre fattibile, è assicurare all’organismo la quantità sufficiente di iodio.

Ancora una importantissima precisazione. Non è mio obiettivo la spiegazione dettagliata delle reazioni biochimiche con partecipazione di iodio o delle trasformazioni che subisce. Devo sottolineare, però, che lo iodio viene trasformato all’interno dell’organismo in presenza di tante sostanze di traccia, e particolarmente di magnesio e selenio.

Per questo motivo lancio un avvertimento: non andate di corsa in farmacia a comprare la soluzione di Lugol per berla in modo incosciente, senza considerare questo aspetto. In un paese africano, durante una campagna contro la carenza di Iodio, venne introdotto il sale iodato. Dopo un certo periodo, all’improvviso, si osservarono numerosi casi di patologie tiroidee. Venne dimenticato che durante il metabolismo dello Iodio è necessario il selenio.

Dunque:

la questione dell’integrazione di Iodio deve comprendere non solo la sua carenza, ma anche le conseguenti esigenze del metabolismo dei minerali e delle vitamine, assicurando in modo particolare la giusta quantità di Selenio, ma anche di Magnesio, Rame e vitamine B2 e B3.

Il Selenio non solo è essenziale nella terapia delle malattie tiroidee, ma – come indicano le ultime ricerche – il suo ruolo è incisivo nella prevenzione e terapia del tumore. In questo caso la sua presenza è così determinante che descriverò i dettagli della sua azione, e precisamente delle sue tre forme principali, separatamente, in un libro in cui approfondirò il tema di una terapia del tumore completamente diversa da quella praticata attualmente.

Non è mio obiettivo descrivere qui il metodo di cura delle patologie della tiroide, ma dimostrare che la tiroide può essere curata molto meglio di quanto si faccia adesso.

Attenzione!

In centinaia di email che ricevo la questione della terapia della tiroide è sorprendentemente frequente. Contengono domande del tipo:

che metodo consiglia per curare Hashimoto? Quanta soluzione di Lugol devo prendere?, ecc. Anche se dalle malattie della tiroide si può guarire, tutto il processo non è semplice e la terapia non è uguale per tutti.

Rispondo che occorre essere seguiti da un endocrinologo che sa che cosa fare. Purtroppo mi rendo conto che non è facile trovarlo. Proprio per questo, come ho sottolineato all’inizio, dedico questo capitolo proprio agli endocrinologi, invitandoli a riflettere e applicare questo tipo di terapia, perché – come abbiamo visto – si può curare e guarire il malato alla tiroide senza procurargli inutili sofferenze.

Qui non si tratta di una semplice integrazione, ma della terapia di un complicato e sensibile sistema endocrino. E non lo si può fare per telefono o via mail. Quindi non aggiungo ora un riepilogo, perché un endocrinologo, dopo aver letto queste pagine, saprà come fare.

Riferimenti bibliografici

Puoi trovare il libro “Terapie occultate” di Jerzy Zięba sul sito Versoluno

 

 

 


IODIO – quale acquistare

Letture su Tiroide

Vivere senza problemi alla Tiroide

di Luca Speciani

Descrizione

Una dieta corretta, ma non solo!

Siamo di fronte a una inspiegabile epidemia di ipotiroidismo, e sembra ormai impossibile non trovare qualcuno sotto terapia se si esce a cena con qualche amico. È un dato reale o siamo davanti ad un grave fenomeno di sovradiagnosi? Non appena un paziente presenti segni di stanchezza o affaticamento, il medico di base suggerisce di controllare gli esami della tiroide e qui – stranamente – quasi tutti presentano qualche valore fuori posto.

Agli esami segue spesso un’ecografi a dall’esito dubbio (lieve disomogeneità) che infi ne porta ad un trattamento inutile e squilibrante, in grado di generare (per usare le parole dell’associazione europea di endocrinologia) ipertiroidismo iatrogeno, cioè una patologia molto più grave rispetto al lieve ipotiroidismo riscontrato, spesso subclinico.

Il problema infatti è che il più delle volte si viene trattati farmacologicamente per il solo innalzamento del valore del TSH, che non rappresenta ipotiroidismo, ma solo un tentativo di aggiustamento (da parte dell’ipofi si) della quantità di ormone prodotto. Vengono trattate così molte persone sane che non ne avrebbero alcun bisogno.


 

Please follow and like us:
Pin Share
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: